04x04 Le Meraviglie di Miravilla
- Episodio: 04×04 Le Meraviglie di Miravilla
- Precedente: 04x03
- Successivo: 04x05
- Data di uscita: 12/03/2025
- Voce: Johnny Faina
- Scritto: Johnny Faina e Gianluca Dario Rota
- Musiche: Hollyspllef
- Artwork: Feduzzi
- Master: Gipo Gurrado
Sinossi
Personaggi
- nome
Trascrizione
Marica scosta la tenda, l'odore di palo santo la investe, l'interno della iurta è avvolto da una luce calda e soffusa, lampade di sale, scaccia pensieri, vecchi tomi rivestiti in pelle, c'è persino un turibolo a forma di teschio dentro cui brucia della salvia, un sapiente mix di cliché esoterici e cionfrusaglie da montagnola, richiude la tenda alle sue spalle, al centro della struttura posizionato davanti a un separe, c'è un piccolo tavolo, sopra cui sono disposte una scatolina di legno, una candela profumata, una penna e dei bigliettini, Marica si avvicina, non sa bene cosa l'abbia spinta a entrare, forse è stata la curiosità o forse un'intuizione che non sa descrivere, come se qualcosa l'avesse richiamata verso quel posto, si volta verso l'uscita, è ancora in tempo per andarsene, un secondo che arrivo, una voce femminile l'accoglie di sorpresa, Marica si volta, una silhouette pantagruelica si forma dietro il separe, l'ombra si sistema un turbante sulla testa e richiude la vestaglia, chiunque sia deve essere la donna più grande che abbia mai visto, era da molto che aspettavi, la donna fa il suo ingresso senza degnare Marica di uno sguardo, ha il passo pesante come il suo trucco, è un faccione enorme nascosto solo in parte dagli occhiali da sole, si lascia cadere sulla seggiolina dall'altro lato del tavolo, infila una mano nella manica ed estrae un pacchetto di malboro rosse, prende una sigaretta, si chinna sulla candela profumata per accenderla, aspiro una lunga boccata e si sistema la vestaglia, fa un cenno a Marica invitandola a sedersi, Marica accetta, la donna allunga una mano sulla scatola, fa tamburellare i pesanti anelli sopra il legno, una seconda boccata, silenzio, piacere desire cosa desideri sapere, la domanda suona retorica senza trasporto, Marica si volta di nuovo verso l'uscita, è stata una cazzata venire qui, forse forse dovrei tornare dagli altri, mi dispiace, la donna non reagisce, alza le spalle e scrolla la cenere dentro la candela, Marica raggiunge l'ingresso, scosta la tenda, poi si ferma, di nuovo quella sensazione, come se non ci fosse nessuno alle sue spalle, come se la donna si fosse volatilizzata in un istante, si volta, allora, no cazzata ancora lì, Marica chiude la tenda, guarda la donna che fuma imperturbabile al tavolo, è che non so nemmeno io perché sono qui, la donna sorride, qualcosa sembra cambiato nella sua espressione, spegne la sigaretta nella cera e apre la scatolina, estrae qualcosa avvolto in un panno, un mazzo di tarocchi, beh, lo possiamo sempre chiedere alle carte, no? da queste parti decifrare il passato a volte è più difficile che leggere il futuro un nuovo episodio in diretta dalla fiera dell'occulto e dell'inspiegabile più improbabile della pianura padana io sono johnny faina e questo è c'è vita nel grande null'agricolo benvenuti a villa mara e ricordate noi non siamo mai stati qui Sottotitoli e revisione a cura di QTSS Comunicazione di servizio, il proprietario della Fiat Punto serigrafata Officina Morandi ha pregato di rimuovere il veicolo in quanto blocca l'ingresso per artisti. Ripeto, c'è una Fiat Punto serigrafata Officina Morandi da spostare che poi voglio dire, già hai un'auto sostitutiva, almeno non la parcheggiare davanti all'ingresso artisti. E che cazzo? No scusa, quando ci vuole, ci vuole. Va beh, scusate. Colgo l'occasione per ricordare a tutti che alle ore 21 presso il Pavilione 2 ci sarà il concerto della cover band più in voga del grande null'agricolo, i Burbell From Hell. Buona continuazione qui alla fiera dell'occulto e dell'inspiegabile di Miravilla. Ok, mi sono fatto prendere però. Aroma di lesina, paciuli e felpe in lana d'alpaca. La volta del tendone in PVC è una cappa di fragranze esotiche misto sudore. Nell'aria risuonano campane tibetane, flauti di pan e musica ambient in filo diffusione. Pippio e Sgremo passeggiano senza meta tra le bancarelle. Hanno il passo leggero di chi ha appena finito il soundcheck e ha in tasca i gettoni per la birra. Aveva ragione Zapp, quest'anno la fiera ha fatto il salto di qualità. Eh Sgremo? Che dici? Sgremo si guarda attorno, le pupille arrossate. Più un merito del terzo perso nel preconcerto che dello spettacolo che ha davanti. Ragazze gott si aggirano tra boccette di sali miracolosi e talismani di protezione. Una signora senza denti invita a una sessione di divinazione col pendolo. Poco oltre, un sedicente a pash vende magliette con lupi e rimedi contro la calvizie. Wow, che sborata! E non hai visto la parte migliore? Guarda lì! Pietre elementali scopri il tuo cristallo energetico. Ma no, non le pietre, di fianco! No, vabbè, ma quelli sono… Una costellazione di led scintilla davanti agli occhi di Pippio e Sgremo. Piccole parabole, lancette traballanti, potenziometri retroilluminati. Sopra la bancarella.Un banner a caratteri futuristici. CRIPTOTRONICS! Sì, Sgremo. Quelli sono… e sono… Pirupiri. Bro, pazzesco! Pensa che Cryptotronics è il migliore produttore in assoluto. Tutto artigianale e costumizzabile. Vedi quello? Quello non sarà neanche in vendita. È un modello d'epoca. Uno dei primi. Sto parlando di roba anni 80, ok? Se ti portavi un EFM, un IMF… Insomma, hai capito? Un EMF detector sul campo, già eri un visionario. E poi… Ehi, Zuff! Ehi, ragazzi! Dove eravate? Avete visto Marika? Ehm… No, in realtà… Boh, io non la vedo dal soundcheck. Zuff sbuffa. Fa per prendere il cellulare. Ma due ragazzini malnutriti si piazzano davanti a loro. Scusate, voi siete quelli della band? La maglietta staff non lascia dubbi. Volontari. Probabilmente minorenni. La forza lavoro gratuita che manda avanti il grande null'agricolo. Sì, siamo noi, perché? Nulla, ci hanno detto solo di darvi questi. Il ragazzino sulla destra dà una gomitata a quello di sinistra. Lui allunga Zuff alcuni biglietti. Quattro ingressi omaggio per… Le meraviglie del grande null'agricolo. L'imperdibile Wunderkammer che raccoglie i più enigmatici reperti del Triangolo delle Bermuda Padano. Padiglione 3. Zuff non fa in tempo a ringraziarli che i due si sono già dileguati. Sgremo fisse i biglietti. No, vabbè! Una Wunderkammer! È tipo un formaggio, vero? No, Sgremo, quello è l'Erdammer. No, una Wunderkammer. È tipo una stanza piena di cose insolite, oggetti rari, di solito messe insieme da qualche collezionista. Figata, bro! Dobbiamo andarci! Che ne dici, Zuff? Zuff tentenna. Si rigira tra le mani i coupon. Dai, Zuff, facciamo giusto un salto, poi torniamo. Bro! È una Wunderkammer! Che non è un formaggio! Va bene, dai, andiamo, però… Giusto… Entriamo, usciamo. Datemi solo un secondo che chiamo Marika. Grande! Sì! Wunderkammer! Peccato, speravo ci fosse del formaggio. Pippio e Sgremo si lanciano verso il Padiglione 3. Zuff fa partire la chiamata e li segue col cellulare attaccato all'orecchio. Dal banchetto delle pietre elementali un omone in felpa tribale li segue con lo sguardo. Dà di gomito allo spilungone con la bandana e i pantaloni a zampa. Non dice nulla, ma fa un cenno verso Zuff. I due osservano il trio scomparire dietro uno stand. Lo spilungone rimette al suo posto il quarzo ionizzato. Sotto la bandana le lunghe basette rosse fremono di tensione. Zuff fa una mano nella tracolla, fruga per qualche istante e poi estrae una lucida, croccante mela verde. Ok, muto. Questa volta non ci scappano. È la tua prima lettura questa? Marica facendo di sì con la testa osserva la cartomante mescolare il mazzo in silenzio. C'è qualcosa di ipnotico nei suoi gesti, una sorta di calma studiata. Tieni, mescola tu ora. La cartomante le porge il mazzo. Marica lo prende e l'osserva incerta. Sente la trama consumata della carta sotto i polpastrelli. Fa per mescolare, ma poi si ferma e guarda la cartomante. Tipo così? Scusi, non vorrei rovinarlo. Non c'è un modo giusto o sbagliato per farlo. Ogni mazzo ha la sua personalità. Se vogliamo che ci dica qualcosa, bisogna che facciate un po' di conoscenza. Avanti, su. Marica procede. Taglia il mazzo. Quando l'occhio le cade sull'immagine al centro di una carta, una donna maestosa con un copricapo lunare seduta su un trono d'argento. Nella mano destra tiene un libro e nella sinistra un teschio. Alle spalle un cielo pieno di costellazioni sconosciute. Quella è la papessa. Bella, vero? Sono molto legata a questo mazzo. Non ce ne sono molti in circolazione. Le chiamano i tarocchi della Sibilla. La tradizione vuole che siano stati disegnati proprio qui, a Miravilla, da una giovane donna dotata di grande talento e sensibilità ma cieca fin dalla nascita. Questo, però, non le impediva di dipingere in modo divino. Un miracolo? Forse. Altri dissero che era una truffa, ma come facesse a dipingere resta un mistero per molti. Marica ripone il mazzo davanti a sé. E tu? Tu come fai a sapere che non si trattava di un imbroglio? La cartomante appoggia una mano sopra le carte. Le accarezza. Il suo sguardo sembra perso dietro gli occhiali da sole. Sai, certe persone reagiscono in modo unico al dolore. È come se la loro mente sviluppasse delle capacità che permettono loro di vedere ciò che agli altri di solito viene negato. Tu ne sai qualcosa, vero Marica? Marica si rigidisce. Quella donna conosce il suo nome, eppure è abbastanza sicura di non averglielo detto. Chi sei veramente? La cartomante sorride, di nuovo. Si accende una seconda sigaretta. Chi sono io non è importante. Siamo qui per capire chi sei tu, giusto? Procediamo. Marica deglutisce. Fa un cenno di sì con la testa. Prima di iniziare, voglio che metti a fuoco una domanda. Immagina che la domanda sia una torcia che illumina il tuo sentiero. Non sai dove ti condurrà, ma sai che devi seguirlo se vuoi conoscere la meta. Quindi ti chiedo, cosa desideri sapere davvero? Marica. Marica inspira. Chiude gli occhi. Scruta nel buio che la dimora, tra le domande senza risposta. Ce ne deve essere una più urgente delle altre. Una. Una soltanto. Riapri gli occhi. Ce l'ho. Bene. Voglio che la scrivi su uno di questi biglietti. Piegalo e tienilo coperto davanti a te. Marica esegue. Scrive la domanda. Ripiega il bigliettino. Ora taglia il mazzo con la mano sinistra. Fatto. La cartomante prende il mazzo e dispone tre carte davanti a sé. Gira la prima. Una luna piena.domina un cielo senza stelle. Sulle acque nere si riflette un'ombra tremolante. Ai lati del sentiero due cani ringhiano al vuoto. La luna ti sei sempre mossa tra luce e oscurità senza sapere quale delle due ti appartenesse davvero. Il passato è stato un sogno sussurrato, un eco di cose che solo tu potevi vedere. Ma quanto di quello che hai vissuto era reale. Marika stringe le mani in grembo. La cartomante gira la seconda carta. Una donna seduta su un trono austero tiene una spada levata come a fendere l'aria. Il suo sguardo è fermo, impenetrabile. La regina di spade ha imparato a difenderti e a dare un ordine ai tuoi pensieri. Ora sei tu a decidere cosa vedere e cosa no. Ma il controllo a volte è solo un modo per nascondere le proprie fragilità. Guardati dentro, che cosa ti spaventa davvero? Marika trattiene il respiro. Un brivido elettrico le attraversa la schiena. Era da molto tempo che non avvertiva quella sensazione, come se il tessuto della realtà fosse sul punto di rompersi, come quando era bambina, come quando parlava da sola con le ombre. La cartomante gira la terza carta. Marika osserva l'immagine senza fiatare. Una ragazza con gli occhi bendati e le mani legate cammina su un sentiero paludoso circondata da lame affilate sullo sfondo avvolto dalla nebbia. Un castello in rovina, legge la didascalia. Otto di spade. Il futuro ti chiama, Marika, ma è una gabbia fatta di dubbi e paure. Una parte di te è ancora intrappolata in un passato che non è mai riuscita a comprendere. Ma fin dove sei disposta a spingerti per lasciarte alle spalle le macerie del passato? Marika solleva gli occhi verso la cartomante. Ma la donna non è più lì. Al suo posto c'è solo un bui opprimente che inghiotte ogni cosa. Lei in piedi, da sola, al centro del vuoto, con le mani legate. Marika, noi stiamo entrando nella Wunderkammer. Tu dove sei? Penombra. Moquette e velluto rosso avvolgono pareti e pavimento. Luci calde delineano le teche ingombre di reperti subsidenziali e foto sfocate. Zaf chiede scusa al vecchio appolaiatto sullo sgabello all'ingresso. Quello non risponde. È talmente immobile che sembra parte della collezione. Forse hanno imbalsamato anche lui. Zaf si guarda attorno. A parte lui, Pippi e Sgremo non c'è nessun altro. Controlla la chat con Marika. Nessuna risposta. Bro, guarda qua! Un neon rosso inferno illumina il volto di Sgremo. Sospesa sul treppiede davanti a lui, una fender stratocaster per mancini. Il corpo è uno scheletro di carbone. La vernice è crepata dai segni del calore. Solo le parti in alluminio restituiscono la meraviglia di un tempo. Zaf si illumina. Non ci posso credere. È la chitarra di Luci. Qualcuno diceva che si fosse salvata, ma pensavo fossero solo voci. Incredibile. Pippio! Pippio, vieni a vedere! Pippio! Dov'è finito Pippio? Sgremo fa un cenno verso la tenda di perline che conduce all'altra sala. Sopra l'ingresso, un insegna con fonte tribale. Esposizione criptozoologica. Vediamo qua. Incisivi affilati, vertebre crestate, pinna caudale. Un fossile di ciubanutria stando alla targhetta. Pippio scuote la testa. Bel tentativo. Ma non ci vuole un genio per capire che è un falso. Lo sanno tutti che il ciubanutria non ha la pinna caudale. Pippio si aggira tra le esposizioni. La solita roba. Uova di pollo sauro, zanzare giganti sotto forma aldeide. Il calco dell'impronta dell'uomo pesce. Nulla che non abbia già visto con i propri occhi, insomma. Un rumore attira la sua attenzione. Proviene dall'angolo in fondo alla sala. Qualcosa si agita sotto una gabbietta coperta da un lenzuolo. Pippio si avvicina, allunga la mano e sfila il panno. Due enormi occhi strabici lo puntano tra le sbarre della gabbia. Pelo ruffato, zampette affusolate, orecchie a punta. Luigi! Il mazzapegul riconosce il suo odore. È l'unico umano che non abbia tentato di, in ordine sparso, sfrattarlo, imbalsamarlo, investirlo o trasformarlo in un fenomeno da baraccone. Ma cosa ti hanno fatto? Luigi si agita, addenta le sbarre disperato. Pippio passa le dita sul lucchetto. Tranquillo, ti faccio uscire io di qui. Bro, vieni a vedere. C'è la chitarra di Lucy. Zaff e Sgremo piombano nella sala. Pippio, cosa stai facendo? Zaff, è Luigi, ti ricordi? Sto male, bro. Una scimmia col cappello. Non è una scimmia, è un mazzapegul. Si chiama Luigi. Sgremo, dammi una mano che lo tiriamo fuori di qui. Pippio, scusa, ti sembra il momento? Tra poco dobbiamo suonare. Fosse in te non mi preoccuperei del concerto, Zaffagnini. Zaff fa un brivido. Riconosce quella voce. Si volta, le basette non lasciano dubbi. Io vi avevo avvertito. Ora tu e i tuoi amici venite con noi. Con le buone, oppure… Il muto fa capolino dalla tenda bloccando ogni via d'uscita. Zaff, chi sono questi? Sono quei due della CIA, quelli… Scusate, sentite, possiamo smetterla con sta sceneggiata? Non siete nemmeno dei veri poliziotti. È inutile che cercate di minacciarci a ogni concerto. Anche perché ho verificato e… Il muto si scrocchia le dita. Ok, ok, possiamo parlare, no? Tu volevi patteggiare l'altra volta, quindi perché non patteggiamo… No, no, no, no, no, no, no! Il muto afferra Zaff per il bavero e lo scaglia contro la teca del ciubanutrio. Pippio indietreggia e inciampa nella gabbia del mazzalpeugol che rovina a terra. Luigi! La creatura scappa tra le gambe del muto che li acciuffa a Zaff e lo butta a terra. Lo schiaccia con tutto il suo peso. Basetta si china sopra Zaff. Addenta la mela con gusto. Allora… Forse hai ragione, Zaffagnini. Forse noi non siamo dei veri poliziotti. Ma vedi, l'abuso di potere è un concetto universale che trascende le uniformi, le divise, i distintivi. Insomma, non c'è bisogno di una fiamma sul cappello.delle strisce lungo i pantaloni, per essere delle mele marce, basta imporre con quel minimo di forza la propria volontà sugli altri e toglierli. Il torsolo di mela rotola sulla moquette. Basetta crolla incosciente per terra. Alle sue spalle Sgremo tiene in mano il manico della chitarra di Russi. Il corpo della chitarra, penzola attaccato per le corde. Sgremo! Scusate, no, è che avrei sempre voluto farlo. Allora tu sei davvero il prescelto. Il muto si gira, molla la presa su Zaf e afferra Sgremo per il collo. Lo solleva da terra senza sforzo. Ok, no, Pippio, forse abbiamo corso un po' troppo. Pippio e Zaf si guardano terrorizzati. Ecco, lo sapevano. La maledizione del bassista sta per colpire di nuovo. Poi una palla di pelo con berretto di lana li travolge. Il mazzapegul addenta il braccio del muto. Zaf, Sgremo, copritemi il naso! Strizza gli occhi! Una nube di neurotossine avvolge la wunderkammer, precipitando i cinque in un tunnel di visioni e fantasmagorie. Partire… Desire! Desire! La voce di Marika risuona a vuoto nel silenzio. La iurta è sparita. Niente più tavolo, niente più tarocchi, niente più cartomante. C'è solo lei, ora. Lei e il buio che la circonda. L'unica cosa che sente è un rigagnolo d'acqua che le bagna i piedi nudi. Che sia questo il sentiero di cui parlava la cartomante. Prova a muovere un passo. Sotto la pianta sente la superficie liscia di un parquet. Si trova dentro una casa. Ma di chi? Muove un altro passo. Ora riesce a sentire il tichettino di un orologio. Proviene da sinistra. Il suono è un po' vattato, come se si trovasse al piano inferiore. Forse è un orologio a muro di quelli con le lancette spesse. Un nodole si forma all'altezza dello stomaco. Fa un altro passo. Ora l'acqua scorre più abbondante. È tiepida, profumata come intrisa di sali da bagno. Il cuore le pulsa nelle tempie. Una sensazione di gelo le attraversa le arterie. Qualcosa dentro di lei ha capito dove si trova. Un posto in cui non vorrebbe più tornare. Mai più. Si volta indietro. Muove un passo. Il piede sprofonda a vuoto. Come se un barato si fosse spalancato davanti a lei. Indietreggia! Fammi uscire di qui! Mi hai sentito? Nessuno risponde. Marika cada lì indietro. L'acqua le bagna il vestito. Sente qualcosa nel pugno, come un minuscolo foglietto di carta. Apre la mano e lascia cadere il biglietto. All'improvviso, un bagliore si irradia sulla superficie dell'acqua. Un riflesso si forma lungo il soffitto, come una crepa azzurra nel buio. Sbatte le palpebre. I suoi occhi ci vedono di nuovo. Quando di quello che hai vissuto era reale. Marika si volta. Ora lo riconosce. È il corridoio della sua vecchia casa. Quella in cui ha vissuto da piccola. Prima che suo padre le lasciasse. Prima che sua madre venisse ricoverata. Prima che lei iniziasse a sentire le voci. Prima dell'episodio. Che cosa ti spaventa davvero? Marika segue il corso d'acqua. Scorre da sotto la porta sul fondo. È la porta del bagno. E lei sa bene cosa si nasconde lì dietro. Si guarda le mani. I lacci sono spariti. Fin dove sei disposta a spingerti? Marika si rialza per lasciarti alle spalle. Corre in fondo al corridoio. Le macerie del passato. Abbassa la maniglia. No! L'acqua straborda. Il pavimento di piastrale è un acquitrino. Marika si getta verso la vasca. C'è un corpo sul fondo. Lo afferra per le braccia e lo tira fuori. Lo stringe forte a sé. No, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no. No. No. Mamma. Non farlo. Marika scosta una ciocca alla donna. Dietro i capelli bagnati, però, non si cela il volto di sua madre, ma il suo. Cosa? Marika riapre gli occhi. La tenda è vuota. Spoglia. Niente più ninoli. Niente più cianfrosaglie. Un sottile strato di polvere ricopre il tavolo. C'è solo un mozzicone di cera, sopra cui giace uno stoppino fumante. Accanto un biglietto bruciato a metà. Lo raccoglie. La carta si sbriciola tra le sue dita. Era la sua domanda? Non ricorda. Marika? Si volta. Zaf l'aspetta in fondo alla tenda. Marika, che ci fai qui al buio? Marika si gira verso il tavolo, dove prima era asseduta la cartomante. Nessuna traccia di lei. Solo vecchie tavole ammucchiate e sedie ripiegate. Più che una iurta, ora sembra solo un ripostiglio della proloco. Si volta verso Zaf. Nulla. Avevo solo… Lascia stare, non fa niente, arrivo. Escono all'aperto. Un'aria frizzantina, da primavera anticipata, a legge sopra Miravilla. Al di là del tendone, sgreme e pippio le fanno un cenno ammaccati. Si copre gli occhi. I lampeggianti dell'ambulanza quasi la ciecano. Non molto lontano, sulla sinistra, alcuni paramedici stanno trasportando…uno spilungone con le basette su una barella, mentre altri due cercano di calmare il suo grosso baffuto collega che delira a terra in preda agli spasmi. Ultimo avvertimento, il proprietario della Fiat Punto, selegrafato Ufficina Morandi, ha pregato di rimuovere il veicolo. Ripeto, ultimo avvertimento o procederemo alla rimozione forzata. Marica guarda Zaf. Ma che è successo? Ma niente, il solito. Problemi con la CIA. Ah sì, già. Ora è Zaf che guarda Marica. Ma tutto bene? Sembra che hai appena visto un fantasma. Marica si stringe a Zaf. Si fa piccola piccola dentro il suo petto. Lui le mette una mano dietro la schiena, la abbraccia e le lascia un bacio sulla nuca. Marica, ma te la senti di suonare? Guarda che se non vuoi… No, no, no. Ci sono da me solo un minuto. Va bene. Ok. Ti aspetto con pippio e sgremo dietro il palco, ok? Fai con comodo. Zaf si allontana. Marica rimane sola, accanto al tendone vuoto. Prende il cellulare dalla tasca. Compone un numero. Pronto? Silenzio. Marica? Marica, sei tu? Marica? Marica si strofina gli occhi. Una brezza inaspettata le accarezza le guance. Si stringe nella giacca di pelle. Ciao mamma. Volevo solo dirti che… Quando posso venire a trovarti? Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org

