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Indice
03x06 Straordinario! (Episodio Interattivo)
- Episodio: 03×06
- Precedente: 03x05
- Successivo: 03x07
- Data di uscita: 11/04/2023
- Voce: Johnny Faina
- Scritto: Johnny Faina e Gianluca Dario Rota
- Musiche: Hollyspllef
- Artwork: Feduzzi
- Master: Gipo Gurrado
Sinossi
Personaggi
- nome
Struttura dell'episodio
Trascrizione
Attenzione! Quello che state per ascoltare è un episodio interattivo. Il funzionamento è piuttosto semplice. Ogni volta che sentite questo suono significa che vi trovate di fronte a un bivio. Una voce vi illustrerà le opzioni a vostra disposizione. Ad ogni opzione sarà associato un capitolo da ascoltare che potrete selezionare tra quelli nella descrizione dell'episodio. Per effettuare la vostra decisione avrete a disposizione 5 secondi scanditi da questo timer. Se terminerete il tempo a vostra disposizione l'episodio procederà con una scelta automatica. Attenzione però! Se sentite questo suono ci dispiace per voi ma è un game over. Dovrete ripartire dal capitolo 1. Certo, potreste sempre barare e ripartire dallo snodo precedente ma in quel caso ci dichiariamo estranei a qualsiasi incidente domestico o maledizione biblica possa rovinare per sempre la vostra vita. Per godervi al massimo l'esperienza interattiva di questo episodio vi consigliamo di ascoltarlo su Spreaker o su Spotify o su qualsiasi piattaforma che fornisca la divisione in capitoli. Se invece siete degli ascoltatori pigri, con scarsa iniziativa e che piuttosto che pigiare su un bottone preferiscono farsi amputare l'indice potrete ascoltare questa puntata tutta ad un fiato lasciando che sia la selezione automatica a scegliere per voi e spezzare così il cuore di chi ha lavorato con tanto amore a questo episodio inutilmente complicato. Vergogna! Vergogna! Bastardi! Ok, forse sto esagerando. Maestro Sigla Da queste parti, fare la scelta giusta è una questione di vita o di morte. Un nuovo episodio in diretta dagli uffici più spettrali della più grande multinazionale padana Io sono Gianni Faina e questo è C'è vita nel grande null'agricolo Benvenuti a Villamara e ricordate Noi non siamo mai stati qui Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org Una pausa Doveva essere solo una pausa Ti eri detto Riposo gli occhi 5 minuti E torno operativo E invece eccoti qui Con la faccia schiacciata contro la tastiera e la bocca impastata di morte Sollevi la testa Rincoglionito Un formicolio ti attraversa la guancia sinistra Metti a fuoco lentamente E' tutto come lo avevi lasciato Il computer acceso su Excel Il tappetino del mouse a tema caraibico Le compresse di provigil Di fianco a una lattina di Red Bull La foto di una famiglia che non è la tua Tutto nella norma Sei di nuovo nel tuo vecchio caro ufficio E nulla può farti del male Abbassi lo sguardo Una chiazza di bava si espande sulla cravatta Perfetto! Ci mancava giusto questo! Almeno non ti ha visto il supervisore Un'altra segnalazione scatta la trattenuta Le politiche sul personale non sono molto tolleranti Verso i dipendenti che dormono sul posto di lavoro Specie per quelli come te Lanci un'occhiata alla mole di pratiche impilate sulla scrivania Avevi detto che questa sarebbe stata l'ultima notte che passavi in ufficio L'ultima è mai più E così sarà Deve essere così Prima però Faresti meglio prenderti un buon caffè La porta si apre sulla reception deserta A quanto pare Se ne sono già andati tutti Sono rimaste solo le piante grasse E il piccolo bonsai di plastica sul bancone della recezione Appeso alla parete Il logo dell'azienda irradia la sala di una luce spettrale Nessun telefono che squilla Nessun cliente seduto sulle poltroncine di cuoio Nessun via vai di dirigenti con gli auricolari e la borraccia termica Nulla Solo il ticchettio fuoritempo dell'orologio a muro Sopra l'ingresso dell'ascensore È tutto così silenzioso Che puoi quasi sentire il brontolio del distributore d'acqua in fondo alla sala O forse è il tuo stomaco Ti affretti lungo i segnapassi che si snodano nel corridoio in penombra L'insegna del distributore Ti guida come una stella polare Ecco La matrona di tutte le pause Nostra signora dei break aziendali Il tuo sguardo si perde tra le fila colorate degli snack Ti lasci Quasi cullare dal confortante ronzio della ventola Scorri tutti i codici alfanumerici Poi la lista delle bevande calde Caffè lungo e croccantella alla pancetta Il carburante di ogni stacano vista Affondi la mano nella tasca Tiri fuori una manciata di spicci Vediamo Un euro Venticentesimi Dove cazzo sono finiti? Cinquanta Merda! La moneta ti scivola dalle mani e precipita ai tuoi piedi Finché non la senti t'intinnare sotto il distributore Cazzo! Ti sdrai come un verme Senti il pavimento freddo sulla guancia Qualsiasi cosa ci sia là sotto Sei quasi sollevato di non poterla vedere Tasti a vuoto Per un po' Finché non senti qualcosa di metallico sotto i polpastrelli Trovata! Le luci si accendono una dopo l'altra sul corridoio privo di vita Ti volti di scatto Trattieni il fiato Cerchi di mettere a fuoco l'unica zona d'ombra in fondo al corridoio C'è nessuno? Nessuna risposta MandiamolaGiù un pugno di saliva fredda, ti guardi attorno. Deve essere stata la fotocellula o qualcosa del genere. È meglio sbrigarsi. Guardi la moneta ricoperta di ruggine e le infili nella fessura. E ora la scelta più difficile. Caffè con zucchero o senza zucchero? Se scegli caffè con zucchero vai al capitolo 2. Se scegli caffè senza zucchero vai al capitolo 9. Un po' di zucchero è quello che ci vuole per lubrificare le sinapsi. Giri la paletta di plastica nel bicchierino e sorseggi con calma. Senti la patina chimica del caffè formarsi sul palato. Ora serve qualcosa per sgrassare. Apri la busta di croccantelle, mandi giù la prima e lasci che il retrogusto affumicato faccia il resto. Sì, era proprio quello che ci voleva. Con la sua esperienza decennale, Agrotech è l'idea della ricerca chimica. Il pacchetto di croccantelle cade a terra. Ti volti verso la direzione del suono. Grazie a un accurato processo di selezione, la voce ti raggiunge come un eco familiare. Viene dalla sala riunioni. Allora non sei solo. Procedi con cautela. Attorno a te un labirinto di scrivanie e di visori in plexiglass che si ripetono come frattali sotto le luci al neon. Tra qualche ora qui sarà una babele di segreterie telefoniche, tastiere impazzite e toner esausti. Ma non ora. Ti fermi davanti a una grande cabina di vetro satinato. All'interno la luce è spenta, fatta eccezione per un bagliore azzurro che si espande come una macchia sulla parete. Giri la maniglia. Agrotech, seminiamo il vostro futuro. La voce si interrompe. Osservi lo schermo vuoto illuminato dal fascio cianotico del proiettore. Attorno al tavolo ovale non c'è nessuno. Solo fogli sparsi, bicchieri sporchi di caffè e una lattina di Coca-Cola rovesciata sulla moquette. Sembra che ci sia appena stata una prova di evacuazione. Raccogli un piccolo telecomando grigio. Un'icona compare al centro dello schermo. Vuoi proseguire con la presentazione? Il tuo pollice danza sopra i pulsanti indeciso. Spegnere o andare avanti? La scelta è tua. Se vuoi proseguire con la presentazione vai al capitolo 5. Se vuoi spegnere il proiettore vai al capitolo 3. La luce del proiettore si oscura. Meglio spegnere se non vuoi uscire di qui all'alba. Oltre il vetro satinato, i neon nel corridoio sembrano richieste d'aiuto nella nebbia. Un'ombra sfila nel corridoio, silenziosa, come se scivolasse sul pavimento. Si ferma. Lo sai che non può vederti. Ma hai la netta sensazione che ti stia guardando. Rimani paralizzato. L'ombra riprende a muoversi. Respiri. Ti affacci dalla sala ai riunioni. La porta dell'ufficio del direttore si socchiude. Chiunque fosse quell'ombra è entrato lì. Ne hai sentite dei voci sul direttore durante la pausa a caffè. Le poche volte che lo hai visto da vicino, il vuoto dei suoi occhi ti ha fatto pensare a una sola cosa. Ossessione. Ora che ci pensi, non sarebbe così assurdo se girassi da solo per gli uffici di notte. Ti avvicini senza far rumore. Sulla porta, una targa di ottone. Ivan Serpico, amministratore delegato. Ti fai coraggio e ti affacci sull'uscio. L'ufficio è completamente spoglio, fatta eccezione per una scrivania di tech e un paio di poltrone che valgono più del tuo stipendio annuale. Un quadro ad olio incombe dalla parete. Un enorme rettangolo nero pece. La sala trassuda quel genere di minimalismo dirigenziale che sembra dire non hai bisogno di niente quando hai già tutto. Al centro dell'ufficio un diorama attira la tua attenzione. Villa Mara si dipana sotto la teca di vetro. Riconosci la chiesa in stile italo-sovietico, il teatro in via di ristrutturazione, persino il complesso residenziale dove abiti tu. Un rettangolino di balsa così piccolo che sembra irreale. Ma i tuoi punti di riferimento finiscono lì. Quella che è davanti non è la Villa Mara che è, ma la Villa Mara che sarà. Una retina inestricabile di trasporti automatizzati e canali navigabili dove si alternano silos di 25 piani e serre idroponiche, torri abitative e centri ricreativi. Mentre i minuscoli droni pattugliano il cielo e errorano il grande nullagricolo di composti biochimici. Della subsidenza non c'è traccia. Nella Villa Mara immaginata da Agrotech, il futuro è una distopia tecno-rurale che non conosce limiti. Proprio come il suo direttore. Lo sai che hai evitato a toccare? Ti sollevi dal modellino spesato. Nella stanza non c'è nessuno. Ehi, guarda un po' più in su. Un occhio si schiude al centro del quadro sopra la scrivania. Poi un altro e un altro ancora. Decine di palpebre si spalancano al centro della tela. Lo sai cosa succede se il direttore ti scopre a cazzeggiare nel suo ufficio? Eh? Lo sai? Riconosci quella voce. È il Supervisore. Prima che tu possa reagire, gli occhi iniziano a emergere dal quadro per formare un corpo di pupille palpitanti. Ti guardi attorno. C'è un taglierino sulla scrivania. Vado tutti le tue opzioni. Scappare o reagire. Reagire o scappare. Forza, non hai molto tempo! Se decidi di reagire e impugnare il taglierino, vai al capitolo 4. Se decidi di scappare, vai al capitolo 7. La tela si squarcia. Il taglierino affonda come un pugnale nel rivollire di occhi che gridano d'orrore. Lucio Fontana sarebbe fiero di te, un po' meno il tuo capo, visto che hai appena distrutto l'arredamento del suo ufficio. Estrai la lama. I lembi della tela si afflosciano come le tende di un sipario. Una corrente d'aria ti accrezza il viso. Il taglierino cade a terra. Al di là della cornice, un paesaggio bucolico si allarga perdita d'occhio. Un prato così verde da sembrare irreale. Affondi i piedi nell'erba bagnata. Il sole ti benedice con i suoi raggi da mille watt. Riesci quasi a vedere il confine del cielo, oltre il quale si estende una cupola diametrata.e travi metalliche, da cui pendono fari e cavi d'acciaio. L'ufficio è sparito, al posto suo c'è solo un set abbandonato. Raccogli il Chuck che giace a terra. Il paradiso dei maiali. Spot Agrotech, scena 2, Chuck 9. Alcuni del reparto ricerca e sviluppo ti avevano parlato di questo progetto. Una stazione di suinicoltura sperimentale per creare maiali di nuova generazione. Un progetto andato in fumo dopo la fase di sperimentazione. Hanno dovuto abbattere tutti gli animali, o quasi. Dicono che alcuni esemplari siano finiti in qualche allevamento abusivo. Anche se sinceramente questa storia dei super maiali ti sembra una cazzata da complottisti. Chi sarebbe così stupido da creare un animale più forte, più intelligente e più resistente di qualsiasi essere vivente sulla terra? Un'ombra si allunga le tue spalle, alzi la testa. Un maiale di proporzioni ciclopiche compare alle tue spalle. Il suino apre le sue enormi fauci sopra di te. Provi a urlare ma è tutto inutile. Forse hai trovato la risposta alla tua domanda. Peccato che non potrai raccontarla a nessuno. Ok, forse qualcosa è andato storto. Quando riapri gli occhi ti ritrovi di nuovo a sbavare sulla scrivania. Era solo un sogno? O forse questa è una seconda possibilità? Va bene dai, riproviamoci. Ti alzi, vai a prendere il tuo caffè, con lo zucchero ovviamente. Poi una voce ti attira nella sala riunioni e ti trovi davanti alla presentazione. Il tuo pollice danza sopra i pulsanti, indeciso. Spegnere o andare avanti? Beh, vista come è andata l'ultima volta, forse fai meglio ma andare avanti. Che dici? Ripartiamo da lì? Accendi il proiettore. L'immagine è sgranata, poco definita, come se anche la telecamera dovesse abituarsi al buio. Un respiro affannato gracchia fuori dalle casse. Intravedi i contorni sfocati di una stanza in bianco e nero. Un letto affiora dall'oscurità. C'è un uomo disteso sotto le coperte, ai polsi legati. Una maschera da notte gli copre gli occhi. Un fascio di elettrodi si snodano dalla somità del capo per sparire nella testiera. Di fianco a lui c'è un piccolo monitor che registra l'attività cardiaca. Senti il cuore accelerare. Sullo schermo la luce lampeggia all'impazzata. L'uomo lancia un mugolio disperato. Si agita, tira i legaci ai polsi. Quelle labbra, quel mento, quelle sopracciglia. Le riconosci? Due uomini in bianco appaiono sulla soglia della porta. Guardano verso la telecamera. Distinto, premi l'interruttore. Lo schermo si spegne. Silenzio. Ci sei solo tu ora nella stanza. L'insogna comincia a giocare brutti scherzi o almeno è quello che pensi. Poi il proiettore si riaccende. I due spettri fanno la loro comparsa sullo schermo. Loro ti vedono. Terrorizzato ti lanci contro la porta e inizi a correre. Le luci del corridoio si spengono una dopo l'altra. No, non sei solo. Corri più forte che puoi senza voltarti verso l'uscita d'emergenza. Torna al lavoro, non scappare! La voce ti raggiunge come un brivido lungo la schiena. È il supervisore. Puoi sentire la sua massa in forma allungarsi tra le ombre. I suoi tentacoli costellati di occhi proiettarsi verso di te. Non puoi mollare ora. La scritta exit è proprio davanti a te. Ti basta premere sulla maniglia antipanico e… Merda! È bloccata! La pausa è finita. Lo senti. È dietro di te. Sei senza via d'uscita. Puoi solo voltarti e affrontare l'oscurità o chiudere gli occhi e sperare che tutto sia finito. Voltarti o non voltarti? Questo è il dilemma. Se decidi di voltarti vai al capitolo 6. Se decidi di chiudere gli occhi e non voltarti vai al capitolo 14. Appena ti volti un lampo improvviso ti acceca. Una pioggia di coriandoli ti si impiglia tra i capelli. Il corridoio è deserto. Del supervisore non c'è traccia. Agrotech è lieta di annunciare che il premio produttività per l'impiegato del mese va… a te! Una ola di ovazioni ti riempie le orecchie. Un tappeto rosso si allunga sotto i tuoi piedi tra coriandoli e stelle filanti. Forza, forza, non essere timido. Vieni a ritirare il tuo super bonus aziendale. Le porte lungo il corridoio hanno lasciato il posto a una sequenza interminabile di gigantografie. Tutte che ritraggono lo stesso volto. Il tuo. Il tuo contributo per noi di Agrotech è stato prezioso e insostituibile. Senza di te non avremmo mai potuto realizzare tutto quello che abbiamo realizzato. Per la costanza, l'instancabile dedizione, il sacrificio del tuo equilibrio psicofisico e del tuo vago concetto di felicità, vogliamo ringraziarti con questo piccolo pensiero. Forza, vieni avanti, te lo sei meritato! Te lo sei meritato! Controlli la targa sotto la cornice. C'è il tuo nome inciso sopra. Non può essere. Controlli anche la successiva e quella dopo e quella dopo ancora. No, deve essere uno scherzo. Sotto ogni fotografia c'è il tuo nome. Cominci a correre. Ad ogni replica il tuo viso è sempre più stravolto, mese dopo mese. La milza implora pietà. I polmoni bruciano. Ti sembra di correre in salita. I ritratti cominciano a farsi sfocati. Spariscono le sopracciglia, poi le labbra. Il naso si prosciuga fino a ridursi a una fessura. Gli occhi colano fuori dalle orbite in una gelatina bianca e appiccicosa. I capelli cadono. La pelle si screpola. I muscoli si sfaldano. Centinaia di teschi con le tue sembianze ridono di te dalle pareti. Il corridoio è sempre più ripido. Ti aggrappi con le mani alla moquette. Cerchi di risalire ma è tutto inutile. Una valanga di coriandoli. Molli la presa e precipiti nel buio. L'unica cosa che senti è la voce in filo di fusione che continua a ripetere. Te lo sei meritato. Te lo sei meritato. Te lo sei meritato. Sottotitoli creati dalla comunità Amara.orgOk, guardare la proiezione era decisamente la scelta sbagliata. Che dici, ci riproviamo? Allora, ufficio, caffè, con zucchero, sala a riunioni, niente presentazione, ufficio del buon direttore e lì, proprio quando il supervisore sta allungando i suoi occhi tentacolari… Beh, facciamo che invece che fare l'eroe col taglierino te la dai a gambe come una persona normale? Eh? Dai! 3, 2, 1… Ti lanci contro la porta a testa bassa, corri, senza voltarti, i passi lenti e regolari del supervisore sembrano scandire un conto alla rovescia, giri l'angolo a sinistra, poi a destra, il buio ti stalle calcagna, non hai idea di dove sei, sai solo che non dovresti essere qui, il rintocco dei passi divora la distanza che vi separa, il fiato ti abbandona, senti le gambe pesanti, attorno a te ogni cosa sprofonda nell'oscurità, orientarsi è quasi impossibile, tempo scaduto, la pausa è finita, la voce del supervisore ti fa gelare il sangue, scatti sulla destra ma prendi in pieno un muro, cadi a terra, arranchi a quattro zampe, senti l'aria farsi densa attorno a te, è ora di tornare a lavoro, una luce verde brilla in fondo al corridoio, forse è l'uscita d'emergenza, deve essere così, provi a rialzarti, i passi del supervisore riecheggiano nel corridoio, il suono ti perfora le orecchie, con le tue ultime forze corri verso la luce, non è l'uscita d'emergenza, è l'ascensore, premi sul pulsante di chiamata, i numeri scorrono sul quadrante troppo lenti per i tuoi gusti, coraggio, inizi a battere i pugni con forza sopra l'ascensore, perché ci mette così tanto? L'ascensore è riservato al personale autorizzato, non lo sai? Una massa in forme, ricoperta di occhi, si riflette nell'acciaio dell'ascensore, il supervisore solleva uno dei suoi tentacoli, un varco di luce si apre davanti a te, ti fiondi oltre le porte, un istante prima che si richiudano alle tue spalle, guardi la bottoniera, ci sono solo due tasti, su o giù, e sei abbastanza certo che nessuno dei due ti salverà il culo, ma devi andartene di lì, al più presto, se intendi salire vai al capitolo 16, se intendi scendere vai al capitolo 8, con un muggito l'ascensore comincia a scendere, prima che te ne accorga, le porte si aprono sulla olla, piano terra, è tutto spento, a parte le luci di emergenza, attraversi a passi rapidi latri o verso l'uscita, allunghi le mani sulla maniglia della porta e spingi, merda, è chiusa, provi un'altra porta, chiusa anche quella, una sedia cigola dietro di te, la porta della guardiola della sorveglianza è socchiusa, dallo spiraglio intravedi lo schienale della poltrona ergonomica che dondola in controluce, se c'è una chiave deve essere lì dentro, anche se non sei più sicuro di nulla, apri la porta, la sedia si gira verso di te, è vuota, un mosaico di schermi si accende di fronte ai tuoi occhi, la camera 317 mostra un corridoio deserto, la 732 un ufficio vuoto, la 98 l'asilo nido, la 54 la mensa, è tutto immobile, sgranato, a bassa risoluzione, la camera 665 ti mostra il bagno, la 23 la reception, la 105 la sala d'attesa, l'immagine disturbata, tremolante, ti sembra di scorgere un movimento, la 481 ti mostra gli spogliatoi, la 610 l'ufficio dell'amministrazione, la 18 la sala conferenze, una lenta carellata tra le file di sedie vuote, attorno al tavolo ovale, aspetta un attimo, si sta muovendo, la ripresa procede a scatti, attraversa la sala, punta la porta, esce nel corridoio, anche la camera 24 si sta muovendo, anche la 428, persino la 521, che sta succedendo? centinaia di obiettivi percorrono uffici, corridoi, scale, sembrano cercare qualcosa o qualcuno non riesce a staccare gli occhi dal formicolare dei pixel in bianco e nero, quell'angolo lo riconosci? la macchinetta del caffè quello è il tuo corridoio, tutti i punti di vista si allineano, tutti i fotogrammi di tutti gli schermi ti mostrano la stessa porta, lo stesso ufficio, il tuo, quello alla scrivania sei tu, collassato, la testa schiacciata sulla tastiera, sei tu, scomposto in una miriade di angolazioni, come visto dagli occhi di una mosca, come visto dagli innumerevoli occhi del supervisore, lo sai che non si dorme sul posto di lavoro? SVEGLIA! boom ti risvegli di nuovo nel tuo cubicolo rischiando di strozzarti con la bava, no non ci siamo, ogni scelta non fa che riportarti all'inizio, forse l'errore è a monte in quella prima banale scelta di cui sei così sicuro, facciamo un passo indietro, torniamo alla macchinetta del caffè e questa volta, sì lo so che fa strano, ma questa volta prova a prendere il caffè senza zucchero, fidati, sei pronto? via! no lo zucchero è per gli sfigati, per quelli che non sanno affrontare le sfide della vita e per chi non soffre di diabete, ovvio, il caffè va preso amaro, specie quando fai tardi in ufficio, giri la paletta di plastica nel bicchierino e mandi giù, acido al punto giusto, come piace a te, ora passiamo al piatto forte, apri la busta di crocantelle e lasci che la nota di maiale liofilizzato faccia il resto, sì era proprio quello che ci voleva, un gorgoglio interrompe la tua pausa, no questa volta non è il distributore d'acqua, ti porti le mani al ventre, il pacchetto di crocantelle cade a terra, qualcosa si agita dentro di te, qualcosa che non vede l'ora di uscire, inizia a correre veloce, direzione bagno, è facile, su, primo corridoio a destra, poi sempre dritto, basta seguire le insegne, sala conferenze no, salaA riunioni? No. Sala torture? No. Bagnorsi? Ti scagli contro la porta. Una zaffata di disinfettanti e umori maschili ti invade le narici. I tacchi dei mocassini rimbombano sulle piastrelle verde menta. Ci sei quasi. Giri il chiavistello, slacci la cintura e in una gira volta metti il culo al sicuro. Chiudi gli occhi. Che benessere. Anche oggi hai fatto il tuo dovere verso la compagnia. Hai restituito all'azienda quello che ti ha dato. Dischiudi le palpebre, tiri su i pantaloni… …quando noti una strana scritta sulla porta. Vitail Jevs. Ma che cazzo significa? Sembra il nome di un detergente femminile. Dai un tiro allo sciacquone ed esci. Passi le mani sotto il dispenser di sapone, poi sotto il rubinetto. Strofini bene. Sciacqui e risciacqui. Lo specchio ti restituisce il volto di una persona che avrebbe bisogno di dormire. Ma non ora. Guardi le tue mani ancora inzuppate. Strusciatina rapida sui pantaloni o ripassatina sotto l'asciugamani? E' sempre difficile decidere. Se vuoi asciugare le mani con l'asciugamani a muro, vai al capitolo 10. Se vuoi asciugare le mani sui pantaloni, vai al capitolo 12. Ti è sempre piaciuto osservare le tue mani sotto l'asciugamano a muro. Le goccioline d'acqua che scivolano via. La pelle che si deforma. La sensazione che quella mano non sia davvero tua. Come se fosse una protesi controllata a distanza da qualcun altro. Che cazzo dico, lasciamo perdere. Scrolli le ultime gocce e dai una controllata allo specchio. Ma il tuo riflesso è sparito. Al suo posto c'è solo un abisso nero che si espande oltre il vetro. Appoggi una mano allo specchio. Senti la superficie liscia sotto i polpastrelli. Qualcosa si muove nell'oscurità. Tre volti pallidi, illuminati da una luce fioca. Indossano pesanti occhiali protettivi, camici bianchi e mascherine chirurgiche. Se ne stanno ricurvi sopra un letto d'ospedale. C'è un uomo disteso. Lì sopra, con le mani legate. Una ragnatela di elettrodi gli avvolge la testa. Dorme, ma non sembra dormire. C'è qualcosa di familiare nel suo volto. Il paziente inizia ad agitarsi. Le voci dei tre uomini ti raggiungono confuse o vattate, come dal fondo dell'oceano. I parametri sono tutti sballati. Attivate i supervisori. Senti una stretta allo stomaco, ma stavolta non c'entra l'effetto della caffeina. Uno dei tre alza la testa. Si sono accorti di te. Ti allontani dallo specchio e vai a sbattere contro la porta del bagno. Sollevi il cestino della spazzatura, come per proteggerti. I neon esplodono in una pioggia di scintille. Una miriade di occhi si moltiplicano sul vetro. Il supervisore sta venendo a prenderti. Guardi il cestino che tieni tra le mani. Reagire o fuggire? La scelta è tua. Se decidi di fuggire, vai al capitolo 7. Se decidi di infrangere lo specchio, vai al capitolo 11. Scaraventi il cestino contro lo specchio. Una pioggia di cristalli scroscia a terra. Poi le crepe si allargano lungo le pareti, sul lavandino, sulla miriade di occhi puntati su di te. Lo specchio crolle in una cascata di schegge luminose. Ti accuccia a terra e nascondi il volto tra le mani. Un bagliore di afano filtra tra le dita. Non c'è nulla intorno a te. Solo una distesa grigia e senza vita. Rimani immobile. Un odore acreto e tizi calenarici. Tra i piedi vedi scorrere minuscoli rivoli di fango. Stivali di gomma. Naso ad uncino. I lunghi capelli schiacciati sulla stempiatura. Una toppa sgualcita sulla tuta macchiata d'olio. Divisione sementi. Fatti nel fiato. Pensavi fosse solo una leggenda del reparto marketing. Un messaggio subliminale fuori controllo. Non avresti mai immaginato di trovarti faccia a faccia con il seminatore. L'uomo allunga un pugno verso di te e lo apre. Un fiume di sementi gli scorre tra le dita. Sementi Agrotech. Coltiviamo il vostro futuro. La voce risuona vacua. Come uno slogan fallito. Una strategia pubblicitaria trasformata in un incubo. I semi continuano a precipitare dalla sua mano aperta. Ti sommergono le caviglie. Poi il ginocchio. Arrivano fino alla vita. Per un attimo. Hai la sensazione di essere come lui. Un esperimento andato a male. Intrappolato in un fiume. Un esperimento andato a male. Intrappolato per sempre in un luogo che non esiste. Provi a scalciare mentre i semi ti raggiungono il mento. Ti riempiono la bocca. Ti coprono gli occhi. Non vedi più nulla. Non senti più nulla. Sementi Agrotech. Coltiviamo il vostro futuro. E anche questa scelta l'abbiamo cannata. Ormai questa storia di risvegliarti davanti al tuo computer sta diventando un incubo. Fossi in te, ci penserei due volte prima di rompere uno specchio. Non sono scaramantico, eh. Ma di sicuro non ti ha portato molta fortuna. Rievolgiamo il nastro, va bene? Esci dal tuo cubicolo. Ti prendi sto caffè senza zucchero. Corri in bagno. Prendi un caffè senza zucchero. Corri in bagno e rispondi diligentemente al richiamo di madre natura. E dopo esserti lavato le mani… Proviamo a non asciugarle, d'accordo? Dai. L'igiene è l'ultimo dei tuoi problemi in questo momento. Andiamo. Senza pensarci troppo ti asciughi le mani sul cavallo dei pantaloni. Le finezze lasciamole all'orario di ufficio. Ora, non ti preoccupi. Lasciamole all'orario di ufficio. Ora, devi solo rimetterti alla scrivania, chiudere la pratica e tornare a casa. Esci dal bagno. Fai qualche passo, poi ti fermi. Te pareva. Una scarpa slacciata. Ti abbassi sul mocassino. Afferri prima un laccio, poi l'altro, fai un'asola, giri, infili dentro e tiri. Quando il tuo sguardo cade su un dettaglio che non avevi notato, c'è una scritta sul pavimento. Erin Rodnon. La calligrafia è la stessa della scritta sulla porta del bagno.Dev'essere uno scherzo, una goliardata di qualche collega che è stato spostato di reparto. Non sarebbe la prima volta. Ti sollevi e riprendi a camminare. Ok. C'è qualcosa di strano nel corridoio. Le pareti sono tutte ricoperte di scritte. Tutte con la stessa calligrafia. Le parole riecheggiano nella tua testa come una litania insensata. Accelleri il passo, svolti l'angolo, fai rotta verso il distributore automatico quando l'insegna del distributore si oscura. Centinaia di occhi si accendono nelle tenebre. Fai il retromarcio e inizi a correre all'indietro, lo sguardo fisso sulla forma che si contorce tra le ombre. Forza, non chiudere gli occhi. Una voce distorta, metallica, quasi una parodia di una voce umana, gorgheggia fuori da quell'ammasso di occhi e articoli da cancelleria. Cedere il sonno, resta sveglio. È lui, il supervisore. Cominci a correre, l'uscita d'emergenza, devi solo raggiungere l'uscita d'emergenza. Ti basta spingere la maniglia antipanico e… Cazzo, è bloccata! Non dormire. Lo senti, è dietro di te. Puoi solo voltarti e affrontare l'oscurità. O chiudere gli occhi e sperare che sia solo un incubo. Voltarti o non voltarti, questo è il dilemma. Se scegli di non voltarti e chiudere gli occhi, vai al capitolo 14. Se decidi di voltarti, vai al capitolo 13. Quando ti volti, del supervisore non c'è traccia. Ti lascia andare contro la porta d'emergenza. Il cuore batte all'impazzata. Devi riprendere fiato. Appoggi la fronte contro le ginocchia. Quando senti qualcosa sfiorarti l'orecchio. Sollevi la testa. Piume. Minuscole piume d'oca che scendono dal soffitto come fiocchi di neve. Ti scappa quasi da ridere. Se sono questi gli effetti del burnout, devi ammettere che sono esilaranti. Una musichetta attira la tua attenzione. Sembra una ninna nanna che risuona dagli abissi della memoria. Come ipnotizzato, ti sollevi in piedi e ti avvicini alla sorgente del suono. Il suono si fa più forte. Proviene dalla sala in fondo a sinistra. Sopra l'ingresso c'è un grande arcobaleno con tanto di nuvole e margherite ai lati. Apri la porta. Una folata di piume ti colpisce in pieno volto. Ti copri gli occhi con una mano e ti fai strada nella bufera. Non avevi mai visto quella stanza prima d'ora. Il pavimento è disseminato di giocattoli. Una scatola di penarelli giace rovesciata a terra. Un paio di orsacchiotti ti osservano da un mobiletto di legno. Decine di disegni a pastello decorano le pareti rosa. Ritraggono tutti lo stesso soggetto. Sembra una sorta di giudizio universale in salsa aziendale. Uomini e donne in giacca e cravatta che scappano da una specie di piovra ricoperta di occhi, un groviglio grottesco di fibre ottiche, telecamere e articoli di cancelleria che afferra gli impiegati con i suoi tentacoli per trascinarli tra le sue fauci. Più che di una maestra, questi bambini avrebbero bisogno di un terapeuta. Ma a incuriosirti, non è quella fresco naif. C'è una piscina di palline colorate davanti a te. È da lì che proviene il suono. Affondi una mano tra le palline e afferri un vecchio mangianastri. La musica si interrompe. Ninna nanna per non dormire. Z.doro 1984. Una hit datata anche per un asilo aziendale. Riponi la cassetta e abbassi lo sguardo sulla piscina di palline. Il fiato ti muore in gola. Quelle non sono palline. Sono occhi. Il mangianastri cade a terra. Un fascio di tentacoli fuoriesce dalla piscina e ti afferra le caviglie. È ora di tornare al lavoro. Complimenti! Volevi scappare dal mostro e invece gli sei finito in bocca. L'ultima cosa che vedi è il disegno di un bambino in cui c'è una persona dall'aspetto piuttosto familiare. Sta annegando in una piscina di palline colorate. Un modo molto stupido per morire. Pensi. Prima che tutto diventi buio. Indovina? Ti risvegli nel tuo ufficio. Su, non prendertela con te stesso. È naturale fare qualche errore sul posto di lavoro. L'importante è sorridere anche di fronte alle avversità e riprovare, riprovare, riprovare. Quindi. Caffè senza zucchero, richiamo di madre natura, bagno, le mani, non te le asciughi, esci nel corridoio e noti queste strane scritte. E poi eccolo che arriva. Il supervisore ti insegue. Se ti volti e lo affronti, sai che non finisce bene. Che ne dici se questa volta te ne stai buono, buonino, chiudi gli occhi e speri per il meglio? Mi sembra un'ottima soluzione. Quando riapri gli occhi, è tutto finito. Il corridoio alle tue spalle è vuoto. Ci sei solo tu e i tuoi pensieri. Non riesci a riprendere fiato. È come se una macchia scura si allargasse sopra il tuo petto. Ti eri ripromesso che questa sarebbe stata l'ultima notte in ufficio. Non immaginavi però che sarebbe stata l'ultima notte della tua vita. L'esaurimento è un lusso riservato ai manager. Nessun corso di mindfulness, nessuna vacanza esotica, nessun guro in abiti di lino che ti aspetta sulla spiaggia del cambiamento. Nulla. A quelli come te spetta solo l'angoscia e le ultime rate da pagare. Devi uscire di qui prima di uscire di testa. Un alito d'aria fredda ti raggiunge le caviglie. La porta è socchiusa. Fai un passo avanti. La porta si apre su un lungo corridoio ricoperto da una moquette verdognola. L'aria condizionata ti fa rizzare i peli. Rabbrividisci. È in quel momento che la vedi. C'è una pecora in fondo al corridoio. Sta masticando dei fogli. Ce ne sono centinaia, forse migliaia, sparpagliate attorno agli zoccoli. Non sembra malintenzionata, nemmeno troppo curiosa, solo sorpresa. Poi, come se nulla fosse, la pecora torna a brucare i documenti riservati nell'aria gelida del corridoio. Fai qualche passo nella sua direzione. Il vano delle scale è proprio dietro di lei. Ma non appena ti muovi, un'altra pecora fa la sua comparsa. Un'altra ancora, più piccola, la segue a ruota. Se ne aggiunge una quarta, ed una quinta, e una sesta, e una settima, un ottovo, una nonna, e una decima, e ancora, e ancora, ancora, ancora, ancora. Non riesci a tenerla male.Poi a fare marcia indietro, verso la porta d'emergenza, ma è bloccata, non hai altre possibilità. Ti fai strada attraverso il gregge che si riversa nel corridoio. Ogni passo è un'impresa. Senti le spalle pesanti, le gambe molli, gli occhi che si chiudono ad ogni sforzo. Coraggio, devi restare sveglio, non puoi mollare ora. I belati si fanno sempre più forti, le scale più lontane. Sembrano un coro di voci strozzate che ripetono all'unisono la stessa frase. Non si dorme sul posto di lavoro. Ti guardi attorno, disorientato. Il gregge sembra disfarsi in una massa in forme di carne e ossa che si stringe attorno a te. Non si dorme sul posto di lavoro. Riconosci quella voce, il supervisore spalanca le sue mille fauci costellate di occhi, con le tue ultime forze. Ti lanci verso l'uscita e crolli sul pianerottolo delle scale. Non si dorme sul posto di lavoro. Non hai molta scelta, salire o scendere, scendere o salire. Corri! Se decidi di salire, vai al capitolo 16. Se decidi di scendere, vai al capitolo 15. Ti fiondi giù dalle scale, una spirale di gradini che sprofonda nel baratro di cemento armato. Ogni piano che ti lascia alle spalle è un conto alla rovescia che ti separa l'uscita, manca poco. Una porta antipanico, con una grande P di P da sopra, ci siamo, premi con forza la maniglia, il clank della serratura riecheggia le tue spalle come un lamento nell'oscurità. Non vedi nulla, senti solo l'eco dei tuoi passi che rimbombano nel sotterraneo. Cominci ad abituarti all'oscurità, intravedi intere file di auto tutte uguali che si allungano nelle corsie. Un parcheggio completamente pieno per un edificio completamente vuoto. Trovare la tua macchina non sarà facile, più che un parcheggio sembra la cripta di qualche fortezza medievale. Procedi attentoni, le mani ti fanno da occhi mentre tasti alla cieca. Vetro, metallo, riconosci il profilo verticale dei retrofanali, un piccolo cerchio con una scritta a spalzo F I A T, una Fiat Punto, proprio come la tua. Infili una mano in tasca, afferri le chiavi della macchina, premi il pulsante di sblocco, il parcheggio si illumina giorno. Per un istante, decine e decine di coppie di fanali lampeggiano, tutte le auto del parcheggio si aprono all'unisono svelandoti in una frazione di secondo un'infinita ripetizione di punto grigio identica alla tua, due spilli di luce si accendono tra le fessure di un tombino, un'altra voce echeggia più in là, non vedi nulla, senti solo un brulichio di passi provenire da ogni direzione, come se un corpo multiforme fatto di oscurità stesse strisciando verso di te da ogni angolo del parcheggio, stringi le chiavi delle auto tra le mani, premi di nuovo il tasto di sblocco, il lampo di luce rivela per un attimo un golem di corpi pallidi in giacca e cravatta che strisciano da sotto le macchine, escono dai tombini, si calano dai soffitti, occhi senza palpebre, dissolti nell'insonnia, strano, se avessi dovuto immaginare il volto del supervisore, non avresti mai sospettato che avesse mille facce, tutte uguali alla tua. E' ora di tornare al lavoro. Ah, sei un caso perso, sei al capolinea, ogni tua scelta si è rivelata sbagliata, facciamo così, se non l'avessi capito, al di là di caffè, mani da asciugare o presentazioni da vedere, l'importante è che quando arrivi alle scale, devi salire al piano superiore, ok? Piano superiore, dai non è difficile, ormai manca poco, pochissimo, anzi, guarda, sei già arrivato. L'ultimo piano, non speravi più di arrivarci vivo, e invece eccoti qui, sulla cima del quartier generale Agrotech, oltre le pareti di vetro si estende una notte che non accenna terminare, là fuori, il grande nullagricolo dorme, è tutto così tranquillo che quasi ti chiedi se quello che hai vissuto fino a questo momento non sia stato solo un brutto sogno, un reflusso onirico da chi ha passato troppe ore di fronte a uno schermo, ti incammini lungo il corridoio che si allarga in una platea di poltroncine bianche, disposte a semicerchio, come un piccolo anfiteatro aziendale, sul fondo c'è uno schermo, completamente vuoto, riprendi fiato, chiudi gli occhi, e partono gli applausi, Agrotech è lieto di presentare Straordinario, apri gli occhi, attorno a te non c'è nessuno, c'è solo lo schermo su cui scorrono le immagini di una persona che dorme beata, con una strana maschera da notte ricoperta di elettrodi e sensori, riconosci quella persona, sei tu, sei tu la cavia dell'esperimento, l'epicentro di questo incubo da cui è impossibile svegliarsi, sei tu il dipendente prescelto. Il sonno è il cugino della morte, dicevano gli antichi, ma i frase fu più vera, passiamo circa un terzo della nostra esistenza in un stato d'incoscienza, incapaci di elaborare stimoli esterni e di compiere qualsiasi attività se non quella di vegetare in un letto fino al nostro risveglio, otto ore al giorno per ogni giorno della nostra vita, è un sacco di tempo non vi pare? Quante attività potremmo compiere in quell'asso di tempo? Potremmo viaggiare, leggere un buon libro, passare una bella serata con chi amiamo o, perché no, lavorare! Ecco perché Agrotech ha creato Straordinario, la prima interfaccia uomo-macchina che permette a chiunque di lavorare anche durante la fase REM. Grazie a una simulazione accurata al 100% del vostro posto di lavoro, potrete svolgere le vostre attività da remoto senza nuocere alla vostra attività diurna. Che si tratti di compilare fogli Excel, scrivere noiose mail ai fornitori o guidare a distanza uno dei nostri trattori a guida autonoma, non c'è compito che non possiate svolgere grazie al nostro visore Straordinario. È tutto questo senza che veniate retribuiti. E se il vostro inconscio dovesse prenderli sopravvento? Il nostro supervisore è programmato per riportarvi la scrivania in men che non si dica. Grazie a Straordinario i vostri sogni non sono mai stati così produttivi. Agrotech, sogniamo il vostro futuro!una pausa doveva essere solo una pausa ti eri detto riposo gli occhi cinque minuti promesso cinque minuti e torno operativo invece eccoti qui con la faccia schiacciata contro la tastiera e la bocca impastata di morte sollevi la testa rincoglionito un formicolio ti attraversa la guancia sinistra metti a fuoco lentamente è tutto come l'avevi lasciato il computer acceso su excel il tappetino del mouse a tema caraibico le compresse di provigil di fianco a una lattina di red bull la foto di una famiglia che non è la tua buongiorno principessa oh merda il supervisore è lì davanti a te che si gratta le palle come se nulla fosse si passa una mano sulla pelata e si sistema gli occhiali sul naso dal roditore lo sai vero che non si dorme sul posto di lavoro eh? sviascichi qualcosa una specie di scusa abbassi lo sguardo una chiaccia di bava si espande sulla cravatta perfetto ci mancava solo questo oh io non ti ho detto niente ma alla prossima scatta la trattenuta mi raccomando non sgarrare il supervisore ti appoggia una mano sulla spalla niente forme contorte niente fauci mostrose niente palpebre che si schiudono nell'oscurità solo uno metto sulla cinquantina il cui passatempo preferito è consultare le offerte della bofrost ricambi con un cenno di scusa poi l'uomo ti passa un bicchiere di plastica ti ho preso il caffè buon lavoro e mi raccomando non fare tardi eh promesso ringrazi e giri la paletta sì niente notti in ufficio a questo giro assolutamente no ti porti il bicchiere alle labbra quando resti bloccato c'è qualcosa che ti fissa dal fondo un occhio un piccolo occhio che conosci benissimo sbaglio abbiamo un po di lavoro da finire io sono gionni faina e questo era c'è vita nel grande null'agricolo sesto episodio della terza stagione e si traricoli si chiude così questo episodio a scenari multipli che è stato un lavoro infinito e che è stato un lavoro infinito stressante inutilmente complicato proprio con proprio come piace a noi e anzi ci scusiamo per il ritardo ma come potete immaginare non era un episodio facile da realizzare per questo vado a ringraziare chi ha partecipato ha contribuito a questo episodio c'è vita nel grande null'agricolo è un podcast scritto da me e scritto da una persona che mi ha invitato a terricoli prima che stoppiate un'informazione molto importante come avete visto il primo d'aprile abbiamo fatto un simpatico pesce in cui abbiamo detto che avremmo scritto un libro ecco non proprio ma abbiamo lanciato un book tour fantasma per scriverlo insieme a voi e il nostro book tour scoprebbe il nostro astro van per cui andremo a casa dei nostri ospiti gratuitamente per raccontare insieme a voi le nostre storie e scrivere insieme a voi ogni sera una una voce diversa della guida immaginaria ai misteri del grande null'agricolo potrebbe essere una figata ma non è così ospitare una delle tappe c'è ancora tempo fino al 23 aprile come fare trovate nella descrizione di questo episodio tutti i link sia quello dove vi informiamo sul progetto ad ampio spettro sia il form per poter appunto ospitare il nostro podcast al momento diciamo non abbiamo ricevuto ancora tantissime proposte come invece è stato l'anno scorso per il van tour questo probabilmente perché non abbiamo comunicato benissimo questo evento ma se ci tenete a diciamo farvi una serata pazza in estate con noi nel vostro cortile nella vostra associazione nel vostro anfiteatrino nella vostra cascina abbandonata nella vostra officina magnetica beh questa è l'occasione giusta per cui mi raccomando terricoli invitateci a casa vostra così veniamo a portarvi un po di villamara detto ciò tra poco raggiungeremo i 100.000 download quindi faremo un piccolo un piccolo pensiero per questa per questa cosa e in più annunceremo presto le date di giugno del villamara drive in che torna a girare un po per l'italia quindi terricoli ci sentiamo a brevissimo con altre notizie io vado a morire ciao a tutti bentornati a villamara e ricordate noi non siamo mai stati qui

