03x05 Chi ha incastrato il Mazapégul?
- Episodio: 03×05
- Precedente: 03x04
- Successivo: 03x06
- Data di uscita: 13/03/2023
- Voce: Johnny Faina
- Ospiti: Stefania Medri e Gianni Gozzoli
- Scritto: Johnny Faina e Gianluca Dario Rota
- Musiche: Hollyspllef
- Artwork: Feduzzi
- Master: Gipo Gurrado
Sinossi
Personaggi
- Hermes Ricci Guardia forestale che lavora per il Consorzio di Bonifica di Villamara.
- Marica Abitante di Villamara coinvolta nelle vicende della creatura.
- Mazzapegul Misteriosa creatura dalle sembianze di un folletto, conosciuta anche come Mazzapegul.
- Pippio Personaggio coinvolto nelle vicende della creatura e compagno di Marika.
- Zaff Personaggio coinvolto nelle vicende della creatura.
Trascrizione
Ben ritrovati a Tardanotte, il programma che la puntata di stasera si intitola Perché non crederci? Ne avevamo già parlato in precedenza. Esistono fenomeni che non riusciamo a spiegare. Alcuni sono chiaramente frutto dell'immaginazione, altri invece sono più inquietanti e spesso non trovano una risposta. E quindi dico che c'è di male nel credere nei… come ha detto che si chiama? E va bene, ma ci racconti del suo incontro. E te pareva se non lo vedeva Villamare, dove se no? No, aspetti un attimo, mi sono perso. Era un gatto, una lembra, un folletto, che cos'era? Buoni, buoni, il signore sta solo cercando… Ah, mi faccia capire bene, lei ha salvato questo coso da una trappola e lui di tutta risposta lo ha ringraziato con, cito testualmente, un petto stordente. Mi dispiace guardici, credo che dev'essere stata un'esperienza traumatica e nemmeno io sarei tanto a mio agio se un folletto mi facesse una puzzetta addosso. E non ridete per favore, per favore, un po' di contegno signori. Il filmato si interrompe, per stasera può bastare. Rivederlo gli fa sempre un certo effetto, è come se quel volto sullo schermo non fosse il suo, con la faccia pulita, fresca di barbiere, i lunghi capelli tirati all'indietro e la camicia buona, di chi non vuol fare brutta figura in tv. Gli sembra quasi il volto di un estraneo, un alieno, che sorride mentre tutti ridono di lui, di quello che ha visto, ma ormai non ha più importanza, tra poco sarà finito tutto. Accosta il furgone sul ciglio della strada, non c'è nessuno nei paraggi, solo il ronzio dei lampioni rompe il silenzio della notte su Villa Mara, controlla l'attrezzatura, tutto in regola, dà un'occhiata fuori dal finestrino verso l'edificio pericolante alla sua sinistra, il posto dovrebbe essere quello giusto. Ha passato le ultime settimane a mettere insieme le prove, come un segugio che segue una pista che lo conduce dritto dritto nella tana della volpe, ora si tratta solo di aspettare, quanto non lo sa, forse una notte, due, non importa, il tempo non gli manca, è da una vita che aspetta questo momento, si cala la maschera, che la caccia abbienizio. Da queste parti adattarsi è difficile per tutti, specie se vieni dalla subsidenza. Un nuovo episodio in diretta dalla riserva naturale più cementificata della pianura padana, io sono Gianni Faina e questo è C'è vita nel grande null'agricolo, benvenuti a Villa Mara e ricordate, noi non siamo mai stati qui. C'è vita nel grande null'agricolo, benvenuti a Villa Mara e ricordate, noi non siamo mai stati qui. Bentornati su agroradio, la voce del grande null'agricolo, interrompiamo la rubrica la proprietà afrodisiaca dello strutto per un servizio straordinario. Gatti, che fine hanno fatto? Sale a 12 il numero di gatti scomparsi nelle ultime settimane, secondo le stime del gruppo facebook 6 di Villa Mara a sé. Per quanto la notizia possa apparire irrilevante persino per una radio locale come la nostra, anche noi di agroradio vogliamo contribuire al clima di panico ingiustificato che si sta diffondendo tra la popolazione over 50 di Villa Mara, circa la presenza di qualche misterioso predatore ghiotto di felini. Sono infatti sempre più numerosi gli avvistamenti di animali selvatici che si avventurano per i centri abitati del grande null'agricolo. Secondo le associazioni ambientaliste il motivo è da attribuirsi all'attività di bonifica indiscriminata condotta da Agrotec e la conseguente devastazione di interi habitat, stamane la lungimirante multinazionale dell'agroindustria ha risposto così alle critiche degli attivisti, beh se vi piacciono tanto gli animali tenetevi le zanzare, questo però non rassicura i cittadini che sono sempre più preoccupati per la loro incolumità e quella dei loro animali domestici. Il gruppo di controllo sociale del territorio occhi aperti su Villa Mara ha annunciato un incontro formativo dal titolo convivere con il lupo dieci buone ragioni per comprarvi una doppietta ingresso a offerta libera e ora la cronaca nera anzi marrone il cacatore seriale colpisce ancora. Fulvio, Fulvio, hai sentito? Cosa? Non era il nostro gatto quello? Uno sgranocchiare di ossa risuona dal cortile immerso nell'oscurità, la creatura si passa la lingua grumosa sui piccoli canini appuntiti e si pulisce i baffi con le lunghe dita sottili. Per quanto sia difficile cenare a Villa Mara dopo le 22 trovare un buon pasto proteico è un gioco da ragazzi se sai dove cercare, specie se frughi tra i cassonetti della spazzatura non c'è nulla di meglio per condire un buon boccone della salsina fermentata che si forma in fondo ai bidoni dell'umido. Oddio! E tu che cosa sei? La luce dell'ingresso coglie la creatura inflagrante, inarca la schiena, un'ombra si staglia dall'uscio non l'aveva neanche sentito arrivare. Oddio! Il gatto! Dov'è il gatto? Marisa! Cosa? Quel coso! Quel coso si ha mangiato il gatto! La creatura sgrana gli occhi e tira indietro le orecchie mentre schiva una ciabatta volante. La seconda ciabatta si pianta nel terreno come uno shuriken di flanella per poco non ci lasciava il muso. Marisa sta scappando! Ehi ma dove ha preso quel berretto? Quel coso? Ha un cappello! La creatura schizza attraverso la strada, schiva un motorino che per poco non l'investe e balza su un moretto di pietra oltre il marciapiede. Alle sue spalle l'inseguitore arranca a scalzo in mezzo all'incrocio.Non volano più ciabatte, solo madonne. La creatura si cala il berretto sulla testolina e poi flette le gambe e si tuffa nel buio della siepe. Meno male che non ha perso il berretto. Deve ringraziare il suo porta fortuna se non ha ancora stirato i garetti. Almeno ora può riprendere fiato. O forse no. Una tagliola di denti si chiuda un soffio dalla sua coda. La creatura schizza da una parte all'altra e si arrampica sulla grondaia. Sotto il mastino scanchera con la bava la bocca. Uno ad uno tutti i cani del vicinato si aggiungono al coro di ululati. E' sul tetto! Fulvio torna in casa! Ehi Fulvio ma cosa ci fai in mezzo alla strada in mutande? Quel coso, quel coso si è mangiato il mio gatto! Ma la creatura non c'è più. Le voci sfumano in lontananza mentre salta da un tetto all'altro. Da lassù Villamara sembra uno sputo di luci arancioni nel cuore della notte. Se avesse saputo che trasferirsi in paese sarebbe stato così pericoloso ci avrebbe pensato due volte prima di lasciare la subsidenza. Per fortuna non manca molto. Ok strada libera. Si cala da un traliccio e sgattaiola in un angolo buio dell'edificio. Se sapesse distinguere i colori potrebbe riconoscere i cartelli di pericolo appesi su tutta la facciata e se sapesse leggere sarebbe piuttosto incuriosita dalle tre grandi x sotto l'insegna sbiadita del nuovo cinema goduria. Ma per la creatura tutti quei segni incomprensibili vogliono dire solo una cosa. Casa. Finalmente. Si arrampica sulle assi che bloccano l'ingresso verso il pertugio che conduce la tana. Quando fiuta una nota dolciastra un po' acida lo stesso odore che fanno gli esseri umani quando hanno paura o quando sono eccitati non ha mai capito bene la differenza. Si guarda attorno. La strada è deserta fatta eccezione per un furgone accostato sul marciapiede. Non lo aveva notato prima. Direziona le lunghe orecchie come dei piccoli radar pelosi. Sembra tutto tranquillo. Sarà meglio rientrare prima che debba pentirsene. Ucci ucci sento odore di folle tucci. All'interno la sala odora di polvere e mucchetta muffita. Fa una gincana tra le poltroncine nascoste dai teli di nylon e zampetta sui gradini che portano alla cabina di proiezione. I poster decorano le scale come una via crucis di carni aggrovigliate, espressioni statiche e pudiche stelline che sbucano da zolle di peli nei punti più disparati. Trova piuttosto buffo che gli umani siano pelosi solo dove nessuno li guarda. Vabbè. Si accuccia nel suo nido di celluloide, arrotola la coda tra le spirali di pellicole e sospira. Certo non sarà come la tana tra le radici del vecchio faggio ma almeno può dormire qualche ora senza che un bulldozer le passi sopra la testa. Si toglie il berretto con cura e lo ripone di fianco agli altri. Anche stasera le ha salvato la pelliccia o la pellaccia non ricorda come si dice. Ha messo su una bella collezione ormai. Decine di capellini, berrette, cuffie di ogni forma e misura tutti rigorosamente rossi. Tutti disposti secondo un ordine preciso tra fugati tra i bidoni della spazzatura e gli armadi incustoditi. In fondo anche vivere in paese ha i suoi vantaggi. Preso! La rete si chiude sopra la sua testa. La creatura si divincola all'armata e intrappola. Cerca di aprirsi un varco con i denti ma una mano le afferra la coda e la solleva da terra. Le zampette scalciano a vuoto mentre il suo muso si riflette nei due grandi occhi da insetto. Un respiro affannato esala dalla proboscide di plastica. Questa volta sono venuto preparato hai visto? Ho aspettato tutta la vita questo momento! Con una contorsione felina la creatura si avvinghia al braccio e pianta i suoi canini nel dorso della mano. L'uomo lancia un grido e mola la presa. Prova a riprendere il retino ma la creatura gli salta addosso e i due si schiantano contro il proiettore. Levati dalla mia faccia! Urtano l'interruttore, rotolano sopra la console e atterrano di culo sopra un poster di cicciolina. Le bobine si mettono a girare e un fascio di luce inonda la sala. Come per magia tutto il talento di Lona Staller riporte in vita la vecchia sala del nuovo cinema Guduria. Oh cazzo no! Ehi fermati! Ehi vieni qua! Niente da fare la creatura zompa giù dei gradini schizza via tra le poltroncine e raggiunge l'uscita della tana si volta di scatto. Hai dimenticato questo? L'uomo in maschera solleva il berretto rosso e lo fa ciondolare davanti ai suoi occhi. La sua collezione di berretti non può abbandonarla lì che fine farà senza? L'uomo avanza con cautela. Gli stivali di gomma sprofondano nella moquette gonfia di umidità. La sagoma del retino si materializza nella sua mano destra mentre zaffate di alito stantio fuoriescono dei filtri della maschera. Vieni qui non voglio farti nel ma… Ehi! La rete si afflosce sul pavimento mentre la coda scompare dentro il pertugio. La creatura sguscia fuori dalla strada e galoppa verso l'incrocio. A quanto pare dovrà cavarsela senza berretto. Beh gli sarà pur rimasta un po' di fortuna… Oh merda! Che cazzo hai fatto? Giuro non l'ho visto è uscito da nulla! Hai investito un gatto! Ehi ragazzi che c'è? Sicuri che sia un gatto? Ti dico che è un mazzapegula! A me sembra una specie di scimmia che si fa di eroina. Appunto un mazzapegula! La creatura schiude gli occhi. A svegliarla non è tanto il chiacchiericcio quanto l'odore di paprika e guacamole che riempie la stanza. Un neon ingiallito dalla polvere ronza sopra la sua testa, solleva il capo e cerca di mettere a fuoco l'ambiente. Elettrodomestici al capolinea, ragnatele pensili, ciarpame elettronico accumulato su vecchi scaffali… in effetti non è molto diversa dalla sua tana, fatta eccezione per i pezzi.poster. Niente sguardi languidi o pudiche stelline copri vergogne. C'è solo una figura dagli occhi fiammeggianti che emerge da un pentacolo di tentacoli. Sapesse anche leggere, non capirebbe comunque quella calligrafia. Guarda! Si sta svegliando! Un faccione barbuto si china verso il suo muso. La creatura arriccia il naso. Ecco da dove viene l'odore di guacamole. Alle spalle dell'uomo una ragazza dei capelli fucsia fuma nervosa. Come va? Ti fa male? Mi dispiace averti investito, è che sei saltato fuori all'improvviso. È inutile che ci parli Zaf, non può capirti. Marika, per favore, sto cercando di stabilire un legame. Io Zaf, lei Marika, noi amici. La creatura osserva confusa il tizio che dice di chiamarsi Zaf, poi sposta lo sguardo sulla ragazza nota come Marika che ricambia con una sbuffata di tabacco. La creatura starnutisce e sgattagliela contro il muro, quando un piatto di nachos si materializza davanti ai suoi occhi. Questo cibo tu am mangiare, guarda eh, buono. Marika spegne la sigaretta infastidita. Ok, grazie per la scena alla Lilo & Stitch, ora perché non gli chiedi che fine ha fatto Menù? Marika, non abbiamo nessuna prova che sia stato lui a far sparire i gatti e poi… Zaf, abbiamo seguito il GPS sul collare e abbiamo trovato questo coso. Non è che ci vuole D-Landog per capirlo. Zaf scatta in piedi. Marika, non possiamo sprecare questa occasione, saremo i primi a documentare l'esistenza di un mazzapegul. Quel coso si è mangiato il mio gatto. Non puoi esserne certa, lo sai come sono fatti i gatti, vengono a casa tua, scroccono da mangiare e appena ti giri non sai dove sono finiti, come Pippio. Ma trovare un mazzapegul non è una cosa da tutti i giorni. Certo, perché tu guardi questo coso e la prima cosa a cui pensi è un folletto che se ne va in giro a far bagnare le verginelle o a far cagliare il latte o che cazzo ne so, è questo che pensi? Zaf fa per rispondere, ma Marika punta la sigaretta verso la creatura che li fissa con gli occhi sbarrati mentre si mordicchia le parti basse. Beh, per quanto riguarda l'autoerotismo ci siamo. Te l'ho detto, Zaf, quel coso non è un mazzapegul, portalo fuori di qui. Va bene, hai dei lassativi? Scusa? Le fonti dicono che i mazzapegul odiano le funzioni corporee. La ragazza perseguitata deve solo sedersi sulla tazza del cesso e mangiare un pezzo di pane mentre… Prego? A quel punto il mazzapegul se ne andrà sdegnato dicendo, e cito, brutta troia, vacca, cutmenia, pesce, fela, caca. E quindi? Quindi niente, prendi un po' di lassativi, il pane dovrebbe essercene ancora di sopra. Zaf! La porta del bagno si spalanca. Pippio fa il suo ingresso nel garage accompagnato da un aroma ancora più pungente di quello di Zaf. La creatura rizza il pelo quando una visione paradisiaca la inchioda. Pura lana sintetica, colore rosso fuoco, una toppa cucita a mano con la scritta in caratteri gotici, Celtimara Rockfest. Quella sulla testa di Pippio è il berretto più bello che abbia mai visto. Ehi, guardate! Sembra che gli piaccia la nostra berretta. Zaf s'illumina. La berretta! Certo, è l'elemento caratteristico dei mazzapegul! Ah beh, perfetto, allora non c'è neanche bisogno che mi metta a cagare mentre mangio. Mentre Marika e Zaf si rituffano nella loro dissertazione criptozoologica, Pippio si accuccia vicino alla creatura come davanti a un gattino appena nato. La creatura striscia lentamente verso di lui senza staccare gli occhi dal cappellino. Alza le zampette e comincia ad accarezzare statica la trama della lana. Ti piace, eh? E pensa che è solo un prototipo. Per il festival ne faremo di colori diversi Oddio, ma quanto sei carino. Possiamo tenerlo? No! Ti prego, potrebbe essere la nostra nuova mascotte. Lo chiamerò Luigi. Pippio, non voglio una cazzo di scimmia con l'alopecia. Io rivoglio il mio gatto! Un… un pir… un… un pir… come cazzo era, dai, della prima stagione perché non lo dico. Un piru… un piru… un pirupiru cingueta dalla tasca dei cargo di Pippio. Con una mano continua ad accarezzare la creatura e con l'altra controlla il dispositivo. Strano, è il segnale GPS di Binù. Sarà il collare, questo coso l'avrà abbandonato da qualche parte dopo averla mangiata. Sì, però si sta muovendo. Guardate qui, Pippio allontana la creatura dal berretto e si tira in piedi. Mostra il ricevitore e i suoi compagni. Ma prima che possono anche solo guardarlo, la creatura salta in testa a Pippio in pre dalla frenesia da berretto. Vai giù! Ce l'ho in faccia! Un turbine di artigli, peluria e occhi assatanati lo soffoca. La berretta! Toglietemela dalla testa! Marica afferra una scopa e punta la creatura come fosse una pignata. Quella addenta il cappellino e balza su uno scaffale. La spazzola colpisce Pippio in faccia e lo catafotte contro i ripiani che rovinano a terra. Zuff si lancia contro la creatura con tutta l'agilità che non ha. Preso! La creatura si dimena sotto il peso del metallaro senza mollare la preda. È finita. Non avviene scampo. Un ultimo ringhio disperato strizza gli occhi e… Una nube di gas esplode da sotto la coda della creatura. Zuff! Che cazzo hai fatto? Ma che ne so io! Oh Dio! I tre indagatori dell'incubo sentono i polmoni riempirsi di un odore sconosciuto. La vista si annebbia. La testa si fa leggera. La berretta… Ehi Marika! Perché hai tre occhi? Pippio! Taci per favore! Abbassa quei tentacoli! Ragazzi! Concentrazione! Dobbiamo ritrovare quelle… Oddio! Cos'è successo alle mie mani? Guardate le mie dita! Stanno colando sul pavimento! Oh no! Come farò a suonare? La creatura riprende fiato mentre osserva le sue vittime dondolare instupidite mentre le neurotossine riempiono il loro cervello di fantasmagorie deliranti. Stringe tra le dita sottili la preziosa berretta rossa. Poi se la caccia sulle orecchie e sgusce fuori dalla finestrella. La creatura si stiracchia e gorgoglia di piacere. Inspira grandi boccate. L'aria della notte è frizzante e pulita. Profuma di libertà. A eccezione fatta per una nota dolciastra, acidula. La stessa che fanno gli esseri umani quando hanno paura o quando sono eccitati. Questa volta non mi scappi! Un cappio di metallo le si stringe attorno al collo.Si dibatte, artiglia l'aria, ma è troppo tardi. Uno sguardo delirante. La carezza da dietro, la maschera antigas. La gabbietta si richiude con un click, prima di venire caricata sul furgone. Non ti preoccupare, non ti farò del male. Voglio solo farti conoscere la tua… famiglia! Mazzapegul, si chiama Mazzapegul, è il nome con cui nelle nostre zone indichiamo un particolare tipo di folletto. No, dicevo lei, lei, come si chiama? Ah, io sono Hermes Ricci, sono una guardia forestale, lavoro per il Consorzio di Bonifica di… Sì, il primo avvistamento è stato un paio d'anni fa, stavo facendo un giro lungo l'Argine per controllare le trappole per nutri, non so se lo sa, ma le nutri causano un bel po' di casini perché sono solite scavare dei tunnel che possono compromettere… Sì, ma lei dove l'ha visto? Un attimo, io ci arrivo, insomma, sto scendendo giù da una golena quando vedo questo strano coso che si agita dentro la gabbietta e dico, boh, strano, sembra un gatto che le orecchie da lepre. No, aspetti, mi sono perso un attimo, era un gatto, una lepre o un… No, scusate, ma non c'hai da ridere, è la verità! E quindi lei che ha fatto? Ah, niente, ho cercato di tirarlo fuori, solo che questo poi ha alzato la coda e ha mollato… non so come dire… non so se si può dire… un pirotto, ecco. Una scoreccia? Sì, ecco, diciamo di sì. Insomma, mi faccia capire, lei… Io non so come spiegarlo, ma sono crollato a terra in preda alle convulsioni, ho iniziato a vedere delle cose che… Ma è la verità! Lo so cosa ho visto! Sapeva che avrebbe rimpianto il suo berretto portafortuna, ma non immaginava che una notte a Villa Mara potesse rivelarsi così terribile. La creatura ansima rannicchiata in un angolo. Un tremore costante le agita le orecchie. Attorno… l'oscurità è totale. Fatta eccezione per lo schermo del computer. Non si vede quasi nulla e quel quasi nulla non le piace per niente. La maschera antigas fissa al vuoto dalla parete, come un teschio di gomma flosciato sull'appendi abiti. Alcune attrezzi appuntiti scintillano dalla scrivania, mentre la silhouette dell'uomo si solleva dalla poltrona reclinabile. La figura si avvicina a passi rapidi, i capelli ingrigiti scarmigliati, gli occhi come due scintille su un volto di tenebra. La creatura rizza il pelo e ringhia denti stretti. La nube di feromoni allucinogini esplode da sotto la coda, ma l'uomo non fa una piega. Com'è possibile? Tenta il tutto per tutto e balza contro la minaccia, ma sbatte il muso contro un muro invisibile. L'alito stantio dell'uomo appanna la teca di vetro. Un sorriso sdentato si fa largo sulla faccia assegnata dalle cicatrici e dai geloni. No, no, no, no, no. Stai attento che poi ti fai male. Lo so, non è carino, ma finché non ti fidi di me non posso lasciarti scorazzare. Mi presento, io sono Hermes. Ma questo lo sai già, vero? Certo che lo sai. Voi sapete tutto. Oh, guarda, sono così contento che sei arrivato anche tu. Ti aspettavo da tanto, lo sai? Aspetta. Adesso facciamo un po' di luce. Siamo tutti ansiosi di fare la tua conoscenza. Benvenuto nella tua nuova casa. Una pioggia di lucine colorate illumina il fondo della teca. La creatura si volta di scatto alle sue spalle. Un diorama silvestre occupa metà del seminterrato. Un cielo di carta pende dalle pareti gonfie di umidità. Ai suoi piedi un tappeto di muschio sintetico e pietre colorate formano un piccolo sentiero che conduce a un grosso albero di carta pesta. Un bagliore tremolante pulsa dalla voragine nel tronco. Come l'ingresso di una grotta fatata. Forza! Entra! Vieni a conoscerci! La creatura avanza a guardinga, tutti i sensi allertati. Si ferma l'ingresso. C'è qualcosa lì dentro. Due occhi di vetro si accendono da un muso felino deformato dall'imbottitura. Le orecchie dell'eprotto penzolano dalle tempie attaccate da una macabra cucitura. Mentre due zampine sgusciano dal gilet terminando in due manine di plastica strappate a un ciccio bello. La creatura lancia un mugolio impaurito e si scaglia contro quella specie di gatto di Frankenstein facendolo precipitare dentro la grotta. Poi con un balzo si arrampica sul tronco ma un altro feticcio gli blocca la strada. La creatura zampetta nel panico. L'odore di formaldeide naftalina le riempie le narici. Dai rami superiori gli sguardi senza vita di quegli orrori impagliati la osservano con vuota disperazione. Sì, lo so. Non siamo tutti belli come te ma adesso che sei arrivato possiamo finalmente vivere tutti insieme in pace e armonia lontani dagli uomini cattivi che ci trattano male e distruggono le nostre case, vero? Staremo insieme per sempre e presto arriveranno tanti altri amici per giocare con noi. L'uomo saltella nell'oscurità e riemerge con una gabbietta per gatti. Abbiamo una bella sorpresa per te! Una nuova sorellina per il nostro piccolo popolo. Eh? Chi è? Ho detto chi cazzo è? Vaffanculo! Saranno ancora quelli del gas. Torno subito amichetto mio! Chi, chi è? Buongiorno, cioè buonasera, insomma scusi se la disturbiamo a quest'ora ma abbiamo visto la luce accesa e dallo spiraglio della porta Hermes vede tre figure fin troppo umane per i suoi gusti illuminati dai fari di una multipla metano. Noi siamo il G.I.P. non so se ne ha sentito parlare è il gruppo di indagine paranormale di Villamara. Ci occupiamo di… Zaff, per favore mi scusi, ho perso la mia gatta e sembra che sia qui in casa forse si è infilata in cantina o sul tetto. Sa come sono fatti i gatti? Gatti? Io non ho visto nessun gatto qui. L'uomo cerca di accostare la porta ma Pippio fa uno scatto in avanti nessuno mette in dubbio l'efficacia dei suoi pirupiri. Mi scusi signore ma il gatto deve essere qui vede, il GPS non mente il gatto è qui nei paraggi, ora se ci dà una mano potremmo… No, mi spiace qui non c'è nessun gatto Arrivederci Un lungo lamento felino li raggiunge da dentro la casa Ma questa è… no deve essere Marica aspetta! Marica irrompe con una spallata e si lancia giù per le scale, mentre Hermes rotola sul pavimento. Non potete entrare, questa è casa mia!Ma Marika non l'ascolta e segue Miyagori fino al seminterrato. Da dentro la gabbietta, il muso di Minou spunta tra le sbarre. Minou, che cosa ti hanno fatto? Oh merda, e questa cos'è? La stanza dei giochi di Norman Bates? Il villaggio del piccolo popolo abbaglia Marika con tutto il suo sfolgorante orrore. Ogni cosa sembra uscita dal delirio di un tassidermista folle. Oh no, ancora tu? Gli occhi della creatura fissano la ragazza terrorizzati. Appoggia le zampette contro la teca, distendendo le lunghe dita sottili. Sembra implorare aiuto, poi lancia un grido d'allarme. Un sorriso senza denti si materializza nel riflesso del vetro. Libertà per il piccolo popolo! Marika si abbassa appena in tempo. Una sedia si schianta contro la teca e la manda in frantumi. Schegge di vetro volano ovunque. Marika molla uno spintone Hermes che finisce contro la scrivania. Qualcosa luccica nella sua mano sinistra. Ho dedicato tutta la mia vita al piccolo popolo, tutta! Non lascerò che mi portate via la mia creatura! Un paio di forbici si materializza nella sua mano. Marika si copre il volto con le mani quando qualcosa balza alle sue spalle. Luigi! La creatura si avventa sulla faccia dell'uomo e affonda gli artigli nelle sue guance. Hermes barcolla la ceca, smanaccia a vuoto, inciampa tra i cocci di vetro e cade contro l'albero di cartapesta. Sopra di lui, la creatura digrigna i denti e spalanca gli occhi iniettati di sangue. Ti prego, noi siamo amici! Ci siamo incontrati tanto tempo fa, ricordi? Non sai quanto ho sofferto tutti questi anni. Dicevano che ero uno psicotico, che ero dalle gare, che un giorno avrei ammazzato qualcuno. Ma nonostante tutto, non c'è mai stato un solo giorno in cui ho smesso di credere in te. Ti prego, non lasciarmi di nuovo! La creatura fa un passo indietro. Se capisse il linguaggio umano, forse saprebbe riconoscere una supplica quando sincera. Ma anche se fosse, probabilmente non cambierebbe idea. Così si gira di spalle e alza la coda. No, no, no, no, no! Ti prego, ti prego, ti prego, ti prego! Un getto di ferromoni nebulizzati investe la faccia di Hermes. L'uomo inizia a tossire, a scalciare mentre il suo corpo è scosso dalle convulsioni. Sopra di lui, i fantocci senza vita iniziano ad ammiccare in modo sinistro. Una massa di corpicini cuciti e ricuciti inizia ad ondolarsi dai rami, svelando piccole bocche irte di denti e segatura. No, no, mi prego! Voi siete il piccolo popolo, non potete farmi questo! State lontani, mi prego! Mi ho creati io con le mie stesse mani! No! Zaff e Pippio arrivano sulla scena del delirio con il loro tipico tempismo. Vedono l'uomo agitarsi nel diorama. Mentre Marica tiene in braccio Minou e sulla spalla… Luigi! La creatura salta giù e balza in groppa Pippio. Marica gli fa un cenno con la testa. Pippio, non farci l'abitudine. So cosa si prova. Quando iniziano a seguirti fino a casa, lancio un'occhiata a Minou. E so anche che è impossibile lasciarli andare. Zaff indica a Hermes che strilla tra i vetri rotti. E di lui che ne facciamo? Forse dovremmo chiamare i carabinieri, o uno psichiatra, o entrambi. Prima però dobbiamo fare una cosa. Tutti guardano la creatura sulle spalle di Pippio. Andiamo Luigi, ti riportiamo a casa. Ok, ci siamo. I fari della multipla metano si spengono nel giorno che nasce. All'orizzonte, i raggi dell'alba tingono il cielo della subsidenza di rosa. I tre avanzano stanchi giù dal sentiero che porta al buco della recinzione. La creatura, o meglio Luigi, se ne sta in spalla Pippio finché non si fermano. Il ragazzo la afferra con delicatezza e la posa a terra. La creatura si volta a guardare il fitto di rampicanti e canneti che si spalanca al di là della rete. Inspira pieni polmoni. La palude odora di casa. Poi si gira verso Pippio. Ok Luigi, ci siamo. Abbiamo controllato e quest'area dovrebbe essere protetta. Niente impianti di bonifica o roba del genere, almeno per ora. Pippio, non è che c'è bisogno che gli spieghi il piano urbanistico di Villa Mara, tanto non capisce. Ssh Marica, non lo vedi? Pippio sta cercando di stabilire un legame. Zaff! La creatura però non si muove. Resta lì a fissarli come in attesa. I tre si guardano. Poi Pippio si abbassa verso Luigi. Puoi prenderla, se ti piace, tanto è un prototipo. È la berretta! L'essere sente un brivido sulla schiena e allunga le zampette. Un mugolio di piacere gli gorgoglia in fondo la gola, mentre si caccia sulle orecchie la berretta con la toppa sgualcita del Celtimara Rockfest. Avrà bisogno di un po' di fortuna. Si lascia fare un'ultima coccola prima di sparire nel fitto della boscaglia. Pippio si solleva e sospira. Zaff gli dà una pacca sulla spalla, mentre Marica gli mette un braccio attorno al collo. E rimangono, ancora qualche secondo, a guardare lo strappo nella rete. Poi Zaff si volta verso gli altri. Quindi siamo tutti d'accordo, era un mazzapegul, giusto? Io sono Gianni Faina e questo era C'è vita nel grande null'agricolo, quinto episodio della terza stagione. Sì, Tricoli, siamo tornati dopo questo mesetto di pausa, ma siamo tornati più carichi che mai con questo episodio, che vi ricordo è scritto dal sottoscritto Gianni Faina insieme a Gianluca Dario Rota, musiche originali di Leonardo Passanti e artwork di Feduzzi. In questa puntata devo anche ringraziare Gianni Gozzoli per il contributo di Agroradio e Stefania Medriche, come dire, ha messo la sua carriera nelle nostre mani irresponsabilmente e ha fatto quel meraviglioso doppiaggio così, un po' ose. Comunque, Terricoli, ci sono un sacco di cose importanti che stanno per arrivare e che annunceremo a tempo debito, tipo…nuove date, nuove tour, nuovo merch, ma non è ancora il momento però vi ricordo che siamo arrivati a 90.000 download poco più, per cui ci stiamo avvicinando alla soglia dei 100.000 downloads che è il giro di boa, un po' diciamo di ogni podcast, anche se ci abbia messo tre anni per fare quello che molti podcast fanno con una puntata comunque per noi è un po' come dire un punto di arrivo di questa storia quindi allora siccome stiamo progettando un po' di cose per festeggiare questo giro di boa ci piacerebbe che voi contribuiste diciamo alla diffusione di questo prodotto che comunque è un prodotto indipendente senza persone dietro se non appunto quelli menzionati precedentemente per cui è importantissimo il passaparola, è importante far sapere che questo podcast esiste, è importante condividerlo con i vostri amici quindi mi raccomando condividete gli episodi se vi piacciono e seguiteci sui social, trovate me johnny faina su instagram oppure su facebook con così parlo johnny faina su telegram mi raccomando unitevi al canale telegram perché lì do tutte le anticipazioni sul podcast novità e progetti in lavorazione che si chiama sempre così parlo johnny faina ma trovate tutto nella descrizione di questo episodio ci sono una serie di cose che vorrei annunciarvi ma secondo me è ancora un po' presto per cui aspettate ancora un po' l'unica cosa che posso dirvi è che il prossimo episodio sarà una puntata incredibile perché sarà la prima puntata interattiva del nostro podcast per cui seguiteci perché sarà un'esperienza davvero incredibile quello che dovevo dirvi ve l'ho detto non mi resta che ricordarvi che voi siete benvenuti a villamara e ricordate noi non siamo mai stati qui

