02x02 Un Tranquillo Weekend di Pianura (ft Camposanto)
- Episodio: 02×02
- Precedente: 02x01
- Successivo: 02x03
- Data di uscita: 30 Ottobre 2021
- Voce: Johnny Faina
- Ospiti:
- Giulia Depentor (Camposanto Podcast)
- Stefania Medri (Voce AgroZone)
- Andrea Bratti (Contributo Musiche)
- Scritto: Johnny Faina e Gianluca Dario Rota
- Musiche: Hollyspllef
- Artwork: Feduzzi
- Master: Gipo Gurrado
Sinossi
Personaggi
- Alfred Tugnatti (Zip Face)
- Jack Lanconelli (Tiny Dracula)
- La cosa della subsidenza (Il Rospo)
Trascrizione
Ed ogni volta che sulla statua sotto gli occhi compaiono in strani rivolintuosi tiranti al nero e viscosi come pece come se una donna e stessa piangesse tal liquame nauseabondo dicesi che una grave rovina incomba su tutto il contado. Tali dicerie non fecero che gettare la già gente del luogo in una grande agitazione. Quando i primi segni del mormo mostrarono il piccolo villaggio di ma il borgo questo è Camposanto il podcast dedicato a chi ama i cimiteri. Io mi chiamo Giulia Depentor e adoro leggere le storie scritte sulle lapidi. Osservare le fotografie sbiadite dal tempo immaginare le vite degli abitanti di queste immense città ultraterrene. In questo pod vi accompagnerò alla scoperta dei cimiteri che più mi hanno colpito raccontandoveli attraverso i miei occhi e le mie sensazioni da queste parti la vera paura è quella di non essere soli nel buio. Un nuovo episodio in diretta dal campo santo più infestato della pianura padana io sono Johnny Faina e questo è c'è vita nel grande nulla agricolo benvenuti a Villamara Enrico noi non siamo mai stati qui due corpi senza vita dondolano appesi sopra il cancello in ferro battuto solo la luce dei lumini filtra tra le costole esposte al vento il viottolo sterrato al di là dell'inferriate è una tentazione che sa di proibito regna il silenzio davanti al camposanto di Malborgo ci porta una mano alle lunghe orecchie insanguinate e si stringe nelle spalle con un brivido inizia a fare freddo anche sotto la pelliccia ci siete? Una voce troppo tremula per un coniglio della carica la torcia ma e la punta nel vicolo alle sue spalle. Tre ombre si materializzano davanti a lui un volto da una cerniera lampo confessa la notte l'orribile visione di denti marci e muscoli pulsanti alla sua destra. Uno stangone tutto guance bianche e gel mette in mostra due leggenda. L'ultimo del corteo barcolla sotto il peso di una testa enorme, gonfia come una zucca matura. No aspetta quella è proprio una zucca matura. Madonna non si respira qui sotto. Testa di zucca prova a decapitarsi a mani nude davanti ai suoi compagni. 'sta zucca di troppo piccola. Sei tu che la testa troppo grossa. Sì esatto. Una grossa testa di cazzo. Tindracula si godono lo spettacolo del compagno incastrato nella zucca. Il coniglio della sembra indeciso se unirsi o meno allo sfottò ma come recita l'adagio meglio lui che io c'avessi il cazzo grosso come la testa ora saresti il nuovo Siffredi. La zucca sguscia via con un flop. In effetti ha una testa decisamente grossa e anche le spalle non scherzano. Cazzo hai detto? Coniglio della sente le palle stringersi sotto il costume. Ripetilo se hai le palle. Oh ho detto che se c' il cazzo grosso come la testa. Oh ora saresti ora saresti in aula magna col triciclo grattangolare. Eh puppa! No non c'è un modo di non farlo Kringe questa battuta eh più letate. Non abbiamo più l'età. Cioè ma c'è mai stato un momento della vita in cui questo scherzo faceva ridere. Madonna che schifo l'adolescenza. Cazzo te l'ha fatta Igor puppa Igor testa di zucca mastica l'umiliazione a sguardo basso gli scotch a metterlo ma quello era un poppa da manuale. Alfred Zip Face Tugnatti e Jack Tin Dracula Lanconelli ridono sguaiati alla luce delle torce. Baffetti radi, brufoli, malcelati sotto il trucco da ingrosso cinese, odori di cannottiere sudate e polluzioni notturne, qualcosa di molto più terrificante di una parata macabra tre adolescenti maschi in giro per Halloween. Il quarto gusta il sapore del trionfo sotto la maschera da coniglio della costume piuttosto ironico per chi ha sempre dovuto fare i conti con il suo labbro leporino ma quella ormai è storia passata quello era prima della sua dentro la subsidenza. Ora lo rispettano e non gli dà più fastidio se lo chiamano lepre bugia. Dove scappi Igor paga pegno offre controvoglia la spalla da divo del pungiball alza e allunga il braccio attorno al collo di Lepre ma le pre esita […] cos'è? Non hai mai tirato un pugno? No no figurati io io sono un esperto di pugni bugia se glielo avessero detto non ci avrebbe creduto che un 'giorno avrebbe tirato un pugno a Igor il suo incubo della prima media e non avrebbe creduto nemmeno di poter passa una notte al cimitero di Malborgo insieme ad Alfre e a Jack. Gli stessi che un anno prima lo avevano spinto tra le fauci della subsidenza. Ora è tutto diverso ora è uno di loro bugia. E quello era un pugno le si massaggia la mano imbarazzato altri lo fissa dall'alto in basso se vuoi fare male devi colpire il nervo ahia questo era un pugno gli sfoghi ormonali dei quattro echeggiano tra le case diroccate spaccate dalle radici delle piante palustri degli scorci, agli edifici, si vedono cartelli di lavori in corso, transenne, ruspe, camion, straripanti di ghiaia eppure quando si volta a guardare oltre il cancello del cimitero e a una strana sensazione come se ma il borgo non volesse riemergere se fosse pronto a trascinare di nuovo tutto nella palude. Anche le draghe futuristiche dell'Agrotech. Jack Tin Dracula gli tira una gomitata allora entri tu per primo tanto ci sei già stato no? Le preseta di nuovo cos'è? Hai paura no no bugia. Infila la mano in tasca e sente il profilo della vecchia fotografia che aveva trovato proprio lì ama il borgo prima che diventasse una meta turistica per amanti del decadentismo rurale. Un piccolo souvenir dalla tana del mostro. Il suo piccolo talismano del coraggio va bene. Eh io entro. Lepre fa quattro passi decisi, arriva il cancello, afferra le sbarre, fa per distrarsi che cazzo è? Si voltano di scatto, un'ombra enorme, alghe marce sulla schiena, una testa anfibia sopra spalle possenti, hanno già visto quella figura nella sezione criptosologica del della bonifica e in svariate foto sgranate su internet l'abominevole uomo pesce, la cosa della subsidenza. Avanza verso di loro, alza le lunghe braccia ricoperte di squame, spalanca la bocca, nauseabonda. Ehi ragazzi, guardate che la festa è da quella parte. L'uomo pesce si afferra le branche e si spella vivo davanti a loro. Come se si stesse preparando da solo per una grigliata domenicale. Un faccione avvolto da lunghi capelli unti sorride da sotto la maschera indeciso zaf non ha molta esperienza con i ragazzini dai su mancate solo voi e possiamo fi cominciare il tour. Questa è la notte dei morti. Quando le tenebre calano sulla terra e le anime dei dannati escono dai loro sepolcri halloween è alle porte e sebbene avessimo sempre sostenuto che fosse una festa frutto del colonialismo americano ora siamo pronti a rimangiarci tutto per lanciare una nuova terribile iniziativa culturale un tranquillo weekend di pianura. È il tour del terrore organizzato dalla Pro Loco di Villa Mare in collaborazione con Agrotech la lungimirante multinazionale dell'agroindustria. Lasciatevi guidare dagli esperti del gruppo di investigazione paranormale per le vedi malborgo alla scoperta di misteri e leggende dalla valenza scientifica. Un tranquillo weekend di pianura. E la paura non avrà più segreti per voi. La Pro Loco è che declinano qualsiasi responsabilità in caso di smarrimenti, infortuni, esperienze paranormali e picchi di scemici. Scusi ma cos'è quel segno che ha sulla fronte? Marica reprime le bestemmie con la difficoltà tipica di una diciannovenne che si sente dare del lei. Non ha ancora capito perché ha accettato di fare quel tour tutta colpa di Zaf e dei suoi grandi piani per il gip. E adesso come glielo spieghi alla bambina che quella è una svastica. Ti appendo insieme agli scheletri di merda. Hai capito? No sei tu quella che si è vestita da Charles Manson e tu allora scusa che ti sei vestito da Gesù Cristo non sono vestito da Gesù Cristo sono Samara di The Ring. Beh potevi almeno farti la barba prima di metterti della comunione. Eccomi eccomi. Possiamo iniziare. Zaf li raggiunge trascinandosi a rimorchio quattro adolescenti che non sembrano avere nessuna voglia di partecipare al tour PPO. Tieni d'occhio questi quattro che non voglio affermativo storie seguite il tour come tutti gli altri okay? Si sistema il costume anatomicamente inesatto dell'abominevole uomo pesce e si prepara alla più grande marchettata nella storia del gip allora ragazzi siete pronti a scoprire tutti i misteri dello sconfinato rurale? Non siete curiosi di scoprire gli orrori di malbo? Ma neanche un po'? Ricordami perché lo stiamo facendo sibila manica a denti stretti Marika è uno scambio di favori noi facciamo 'sta cagata e loro ci lasciano organizzare il Celtimara a Rock Fest. Che non orribile anche per un festival celtico ma non ti ci mettere pure tu. Ma possiamo fare di meglio? Sì tipo cosa come voleva chiamarlo Pippo? Sì tipo qualsiasi altra cosa che non sia un gioco di parole Marica abbiamo già votato chiamerà Celtimara Rock Fest. Eh ragazzi che c'è Pippo? Zaff si volta verso la platea li ho persi chi? Poi guarda in fondo a destra e capisce il quartetto di sono spa a vederla da vicino fa un certo effetto ha la testa di marmo leggermente inclinata e le mani giunte al petto a mostrare un cuore assediato dagli insetti la simmetria […] le conferisce una strana vitalità come se il suo sguardo continuasse a seguirti da dietro la rete di protezione che la circonda. Sul basamento si può leggere anche una piccola incisione corrosa in parte dall'umidità proteggi il tuo popolo signora da tutti i mali che l'insalubre terra emana e con la le nebbie dell'animo di rada. Se conoscete questo podcast ormai sapete quanto io ami le storie di fantasmi. E devo dire che il cimitero di Malborgo occupa un posto d'onore nella lista dei luoghi più inquietanti che io abbia mai visitato. Soprattutto per via della statua intitolata nostra signora della malari che ne occupa l'ingresso. Non è un caso che la statua sia al centro di molte leggende locali come quella che vi ho raccontato a inizio puntata. Come scrive Don Ruggero Alberti nelle sue memorie e ringrazio il centro di documentazione storica di Villa Mara per avermi fornito l'estratto verso la fine dell'ottocento un di malaria colpì il piccolo borgo. Allora interessato da grandi opere di bonifica. All'epoca la malaria non era di certo una novità ma quella volta la faccenda assunse un tono così sinistro da gettare la popolazione nel panico. I primi a mostrare sintomi infatti furono i del paese straziati come racconta l'Alberti da estranei che davano loro visioni sì fantasiose da far pensare non tanto all'effetto del morbo quanto a un qualche invasamento diabolico visioni sì oscure da non poter essere riferite da un onesto uomo di chiesa come il a cosa si riferisse Lalberti? Non è chiaro? Ma è abbastanza certo cosa accadde nei giorni seguenti al contagio. La Statua della Madonna comincia a distillare dagli occhi un liquido scuro scuro quanto il male che avrebbe di lì a poco sconvolto il paese morti tutti tempo un mese e ama il borgo non era rimasto più un solo bambino vivo ammassavano i corpicini a decine in una grande fossa comune proprio in questo cimitero roba da brividi eh? Ma sentite qui tutti gli infetti dicevano di aver parlato con qualcuno un essere senza volto composto interamente da zanzare nere come il buco del culo del diavolo bastava una puntura solo una e la tua mente era fottuta. Quei bambini non erano più bambini. Erano parte dello sciame. Lo sciame sta arrivando unisciti a noi dicevano subito prima di morire e effettivamente chiunque si avvicinasse a quei cadaveri faceva la loro stessa fine malattia, delirio, morte così qualcuno una notte cosparsi corpi di cherosene, le fiamme si alzarono così alte da specchiarsi in tutta la l'odore di cenere e carne bruciata per giorni. Quello era l'unico modo per porre fine alla sciagura. Ma evidentemente non bastò. La maledizione dello sciame si abbatté su un borgo facendolo sprofondare sotto la piena del fiume chi dice che ancora oggi in questo cimitero le anime dannate di quei bambini escano dalle loro tombe in cerca di sangue fresco da infettare merda se gratta altre zip passa la canna alla sua destra antiche regole non scritte dello sbanfo che arriccia appiccia chi smazza ammazza Igor testa di zucca molla un rutto all'essenza di e smolla un tigro davvero dragone dell'est schifezza da ma meglio di niente Jack sguscia fuori l'uccello vampiresco e piscia i piedi della statua di Nostra Signora della Malaria. Un gorgoglio caldo gli riscalda le mani assiderate. Non so Alfre mi sembra un po' una puttanata. È tutto vero Jack? Me l'ha raccontato mio cugino. Ma se tuo cugino non è mai stato qui. È questo chi te l'ha detto? Mio cugino. Sì ma tuo cu un coglione. Sì ma mai contro il cugino di Igor. Mio cugino è morto. Sushi pula. Cazzo dici? Giuro. Me l'ha detto suo cugino. Lepre coniglio della siede su una catasta di mattoni stringendosi nella pelliccia di poliestere. Una leggera nebbiolina avvolge ogni cosa. Più che un cimitero maledetto il cantiere di una rotonda in centro, scavi, tubi di PVC, impalcature precarie attorno alle cappelle mortuarie, è abbastanza nastro segnaletico da fare il giro attorno a villa mara, piuttosto scialba, come bravata adolescenziale, do è il tuo turco Jack Tim Dracula, gli porge un quarto di rovente. L'odore dolciastro dell'ultra gancia gli brucia le narici. Che cos'è? Non hai mai fumato prima? No no che dici? Ho già fumato altre volte bugia ah sì? E con chi? Con con mio cugino ridono ah se la sono bevuta, anzi, sbampata. Lepre si perde nella piccola spirale del filtro. Non sa da dove iniziare per apparire credibile, alza il zip face, lo passa i raggi X, un sorriso schembo si apre sulla faccia squarciata a metà, che c'hai, fuma, sì, eh scusa scusa per che cazzo ha chiesto scusa non si chiede scusa quando ti passano una porta bisogna dire qualcosa tipo ehi fratello questa roba è uno sballo come nei film no nella vita vera nessuno dice che sballo tantomeno un fratello tanto meno tanto meno che merda ecco cosa dicono le persone nella vita vera che merda ma si dice che merda che magari si offende, si mettono a piangere fa ridere, si alza e piange, ma non bisogna dirlo a nessuno digli qualcosa tipo questa roba è buona, non ne ho più di migliori, sai sono un navigatore fumato, cioè voglio dire un matore navigato, vi faccio certe con mio cugino, le canne, no, forse meglio croccanti che merda fratello questa cotoletta è uno sballo ragazzi dei suoi compagni non c'è traccia ah gli brucia la punta delle dita. Lepre, coniglio della moerte, si tira in piedi disorientato. C'è l'inferno in testa e il sahara in bocca, le cose intorno a lui sono solo chiazze di colore e senza contorni, la sua torcia manovella vaga per il cimitero e lambisce la statua di nostro signore una medusa verginale, uno sguardo di pietra che trafigge la carne a un passo. Inciampa, la tachicardia confonde i sensi, voci dimenticatelo chiamano sé, stringe in tasca la vecchia fotografia, il suo piccolo talismano del coraggio e arranca tra le lapidi in cerca di un appili una prova che non sia tutto un brutto scherzo tra i calcinacci e le croci storte scivola tra pareti incrostate e tubi innocenti perso come si era perso la prima volta nella subsidenza poi una luce attira la sua attenzione e la torcia di altre ma lui non c'è più avanti di seconda torce. Igor terza torcia Jack. Tutti scomparsi. Un'ombra scivola alle sue spalle poi si spegne insieme alla luce della torcia merda nella testa il cicolio della mano […] si sovrappone al ronzio di insetti che non sono di questo mondo. La luce singhiozza, uno impazzita nel campo santo. Profili sinistri si delineano nello era tutto vero arretra rispetto e avanzano. Un piede gli scivola alle sue spalle una grande fossa si apre all'ombra di una ruspa si apre su un volto squarciato in due due canini da leggenda gli fanno da compagnia grossa testa di cazzo chiude il terzetto pezzi di merda ridono ridono come iene strafatte no non è mai stato uno di loro e questa non è una bugia è la sacrosanta verità non sarà mai uno di loro qualcosa gli brucia dentro è uno scatto, un lampo di rabbia, anni di che si scaricano sul grugno da capo popolo con cinque in condotta di Alfre. Sangue vero si mischia quello finto sul muso dello stronzo questo è un pugno pensa lepre e solo in quel momento realizza quello che ha fatto di merda secondo e i due si avvinghiano nel buio tra i fasci incerti delle torce ancora a terra. Attenti! Precipitano, abbracciati, scomparendo nella voragine, lepre, coniglio della sente un peso sul torace poi qualcosa di duro lo colpisce in faccia al fresco pro di lui e lo martella un fabbro. Ti ammazzo stronzo. Le si mette in guardia come può mentre la pelliccia si inzuppa di terra e sangue. È la fine. Al tre alza la testa della sua vittima le tre ne approfitta per via entrambi tendono le orecchie al silenzio che li sovrasta lecco dei passi e delle voci dei loro amici in fuga si estingue nell'aria pestata di malbo c'è qualcosa lì fuori cosa c'è un elemento piuttosto agghiacciante che anche annota nelle sue memorie. Per quanto i deliri provocati dalla febbre fossero bizzarri tutti i bambini almeno stando alle fonti iniziarono un elemento comune. Un uomo per la precisione che d'uomo nulla aveva e che additavano come autore della piaga. Bastò questo a far sì che la popolazione ricercasse la stagione di tali sconvolgimenti in un qualche tipo di dietatura o sortilegio malevolo si iniziò così a cercare un capro espiatorio qualcuno su cui riversare le colpe di quella malattia che neanche le cure a base di chimino sembravano fermare. E come spesso accade in questi casi i sospetti ricaddero su uno dei tanti emarginati che affollano i confini delle nostre comunità. Vorrei leggervi un delle memorie che ho trovato particolarmente evocativo di quanto accadde in quei giorni. Stava allora ama il borgo un povero uomo storpiato e piagato fin dalla nascita in modo sì orribile da far lui guadagnare il nomignolo di e ciosp che nell'idioma locale significa rospo. Talmomea gli veniva da certe strane che gli deturpavano il volto simili a scaglie d'un colore grigiastro da fondale di fiume. Schivo di indole viveva come tuttofare per la parrocchia locale dormendo nel vecchio mulino e servendo la comunità nei compiti più gravosi come la sepoltura dei morti. Egli non era di certo nuovo all'ediceria che anzi lo avevano accompagnato fin dalla nascita. Dicevasi infatti che fosse nato da un qualche atto scellerato e che la madre di lui avesse pagato l'aviazione morendo tra le doglie ora fosse Trovatello era anche vero ma che fosse il figlio di un qualche demonio le era una fantasia ben più scellerata ma la mente del popolo viaggiava e offuscata com'era dai deliri dei figlioli vide nel povero storpio una vittima da sacrificare sull'altare del sospetto e così sotto la pioggia battente in una notte trista del milleottocentottantacinque trista come sono tutte le notti d'infamia presero torce e forconi e si diressero al molino non si immaginavano però che quella stessa notte l'argine avrebbe ceduto inondando il paese due paia di occhi sbucano dalla fossa perlustrando l'oscurità davanti a loro due paia di occhi arrossati stropicciati due paia di occhi che fino a qualche istante prima si auguravano la morte a vicenda ora uniti dalla più antica delle paure no non quella di restare soli al buio ma quella di non essere soli nel buio. A differenza di altre zip face coniglio della conosce bene la paura e come in ogni cosa l'esperienza fa la differenza tra lasciarci le penne e portare a casa la pelle. Teste di cazzo. Se è uno scherzo vi faccio il culo anche a voi tira per il colletto. Non toccarmi tetto. Entrambi tengono gli occhi puntati sull'unica fonte di luce del cimitero. La torcia dei loro amici giace a terra a una decina di metri da loro proiettando un fascio obliquo tra le rovine non possono vederlo, non possono sentirlo. Odore di acqua morte e pesce rancido. Un'ombra si dilata in controluce sui loculi. Annato il mio scomposto, da scherzo della natura, il rantolo è un gorgoglio familiare. Cazzo succede, zitto l'ombra si volta verso di loro la torcia esplode sotto il peso della cosa il buio si riprende ciò che è suo non devi capito capito ora ascoltami bene io ci sono già passato e tu ci credo o no se fai come ti dico forse ne usciamo vivi ma ti prego non urlare Alfredo accenna un sì con la testa mentre gli occhi pesti si gonfiano di lacrime il naso sbocco sangue e catarro sulla mano di lepre che gli serra la bocca schifo ora fai piano e seguimi. I due si sollevano appena e strisciano carponi fuori dalla fossa badando bene di non fare rumore se cucciano sotto le ruote della ruspa mentre gli occhi si abituano al buio lepre sguscia fuori in certo dove mettere i piedi Alfre lo segue a ruota ancora sballato la testa un vespaio di emozioni e pensieri fuori posto si alza in piedi al free stai giù Alfre stai giù ma lui non lo ascolta vede qualcosa lo raccoglie Lepre non riesce a […] contorni. Finché il volto di altre zip face non si accende per un istante davanti ai suoi occhi. E la sua torcia manovella. Spegni subito. Non so come si fa. La torcia rimbalza da una mano all'altra con una saponetta. Un numero di giocoleria nel momento meno opportuno. Lepre gli strappa di mano la torcia per vedere materializzarsi qualcosa che sperava di non vedere mai più. Due occhi bianchi d'anfibio si accendono sopra di loro incastonati in una massa di muscoli e ossa che non conoscono proporzione alcuna. Dalle viscere scaturisce un gorgoglio abominevole una Maddalenacus per le sue orecchie. La cosa della subsidenza si staglia le spalle di Alfre. Dietro di te! È un attimo. Alzasi volta giusto in tempo per vedere la cosa strisciare di nuovo nell'oscurità come un animale sorpreso dai fanali di un'auto in corsa. Il senno di afro e va a fare in culo come media scolastica e contro ogni buonsenso comincia a correre strafatto tra le tombe. Lepre si lancia l'inseguimento. Alfre sgattaiolo in mezzo ad un'impalcatura sotto la rete di protezione e forza una funeraria facendo leva con tutto il suo corpo con un cank. La porta inferriata cede al fre e lepre. Scivolano nel loro covo di tenebra. Non si sente più nulla. Solo i loro respiri affannati nella cappa di morte che li circonda tu tu l'ha già vista quella cosa vero? Sì e cosa è successo? Nulla, proprio nulla. Mi ha guardato come quando guardi una mosca che sbatte continuamente contro il vetro e e alla fine apre la finestra per farla uscire. Tutto qui. Ti ha lasciato andare già che lo farà anche con noi no non lo so sì ho paura lepre coniglio della estrae qualcosa dalla tasca lo apre delicatamente davanti a sé, accende la torcia, illuminando il profilo di una ragazza dai profondi occhi neri, neri come i suoi capelli, un viso d'altri tempi fino a qualche tempo fa, ogni volta che avevo paura mettevo sui suoni del bosco. Lo so perché ma mi coraggio. Poi mi ci sono perso davvero nel bosco e ne sono uscito con questa vedi? C'è scritto Adele ma il borgo milleottocentosettantacinque. Da allora è un po' il mio talismano con che la mi ricorda che è sempre possibile trovarla via di casa Alfre si passa alla foto tra le mani è davvero bella già sì ora usciamo da 'sto posto di merda le brefa un cenno con la testa quando sentono un rumore di passi sopra di loro sberragliare di impalcature divelte, la rete di protezione strappata, le inferiate cigolano, spalancandosi la cosa, oscura l'ingresso, la torcia di lepre, tremola, ettendo a fuoco un volto deturpato da strane screscenze simili a scaglie grigiastre da fondale di fiume due occhi tristi come annacquati da una sofferenza antica si abbassano su di loro la cosa scende a passi lenti una collana di teste di pesce ciondola sul collo il corpo ricoperto di cenci che sanno di fuga attraverso decenni di infamia. La cosa si ferma qualche passo dai due ragazzini terrorizzati. La foto di Adele già c'è lì tra loro come una piccola pietra d'inciampo la cosa la vede rimane immobile a fissarla allunga una mano Betorsoluta la raccoglie e la osserva come se fosse l'unica cosa degna di attenzione alza leggermente lo sguardo sopra di loro c'è un loculo sopra una cornice senza foto e alcune lettere incise nel marmo martele Maria milleottocentocinquantotto millecentosettantacinque che dando la vita alla perse, le sue spoglie, questo sepolcro accoglie, la cosa rivolge loro un ultimo sguardo, non c'è feroce nei suoi occhi anfibi solo un sottile dolore che richiede un po' di intimità e forse questa è la loro buona occasione oh mio Dio sì non siete morti che quello che quello che culo Zaf alza le mani al cielo ringraziando tutte le che è un metallaro di trentacinque anni riesce a invocare senza denigrare. Alle sue spalle un cordone di madri sul piede di guerra vengono tenute a bada con molta difficoltà dalle scarsi doti diplomatiche di Marika e pippio. Chissà perché la Pro Loco di Villa Mara non riesce mai ad organizzare un evento senza sfiorare la tragedia. Le facce incasinate di lepre, coniglio della e alfre, zip, feish. Emergono attraverso le inferriate del cimitero di borgo. Il trucco da morte viventi è particolarmente realistico sembrano da una tomba letteralmente. I due reduci si scambiano uno sguardo da sopravvissuti e scavalcano il cancello con le loro ultime energie rimaste. Il padre di Alfre lo accoglie con un mal rovescio da fargli perdere gli incisivi mentre la madre lo trascina in auto con la tipica benevolenza di una mamma che solo uccidere il figlio appena scampato alla morte. Le rimane solo davanti al cimitero. Si volta a guardare per un'ultima volta la sagoma scura di nostra signora della malaria che sembra seguire i suoi passi verso la macchina dei genitori la subsidenza si riprende empre ciò che è suo prima o poi. L'ha fatto con la foto di Adele e lo farà di nuovo anche con Malborgo. Poi guardresti sbrindellati del suo da coniglio della beh per essere stata una bravata adolescenziale questa volta gli è andata di lusso. Bugia. Facciamo una piccola premessa. Non sono una persona particolarmente superstiziosa né tantomeno una che crede a storie di madonne che piangono o bambini indemoniati. Diciamo però che mi lascia suggestionare piuttosto e il cimitero di Malborgo sa essere un luogo molto molto suggestivo mentre camminavo tra quelle lapidi senza nome in mezzo a quei loculi ancora ostruiti dai detriti continuava a chiedermi cosa avessero provato gli abitanti in quelle ultime ore prima che l'argine cedesse sotto le piogge incessante francamente non riesco nemmeno a immaginarmelo. Abbandonare tutto ciò che ti è caro, case, campi, perfino i piccoli sogni di emancipazione, dalla fame e dalla malattia che la bonifica sembrava promettere. E sì, anche i propri morti. Fino ad oggi nessuno è mai entrato in questo cimitero, da la subsidenza si è ripresa tutto ciò che un tempo era suo. Ti viene quasi da chiederti se non siamo per caso noi gli spettri che si aggirano tra queste rovine muniti di fotocamere e registratori solo per non dimenticarci di esistere su che […] abbiano fatto i protagonisti di questa storia non ci sono notizie certe. Le memorie dell'Alberti risultano piuttosto lacunose su questo punto. Si sa che durante l'incendio del mulino l'uomo detto il rospo accusato di aver seminato il contagio tra i bambini fuggì nella palude sotto la pioggia battente nessuno sa cosa ne sia stato di lui. Molti compreso Ruggeri sono convinti che abbia perso la vita mentre le acque stravipavano dal fiume sommergendo il paese altri invece sostengono che sia sopravvissuto al disastro e che tuttora continui a vegliare sulle rovine del luogo cui era stato cacciato. Dando vita a numerose leggende sul presunto uomo pesce. E a proposito di leggende. Prima vi dicevo che non sono una persona particolarmente superstiziosa sono abbastanza convinta di non esserlo. Però poco prima di uscire dal cimitero Olga ha iniziato ad abbaiare in modo piuttosto sistente. Io credevo che avesse sentito qualcosa magari un animaletto che si aggira tra le lapidi o i cantieri di restauro. Ma quando mi sono voltata ho visto qualcosa sul volto della statua. Erano due sottili rivoli untuosi tiranti al nero, viscosi come la fece, come se stessa piangesse quel liquido nauseabondo. Se per caso si trattava di uno scherzo beh non mi stavo divertendo affatto io sono Johnny Faina e questo era c'è vita nel grande nulla agricolo secondo episodio seconda stagione sì di solito quando registro ci sono anche Gian e Leo ma questa volta sto facendo i da solo ma non eravamo soli in questo episodio sì perché la voce che avete sentito era quella di Giulia autrice di Camposanto un podcast che vi consiglio assolutamente di recuperare. Quindi ringrazio ancora Giulia per la meravigliosa collaborazione e per aver realizzato forse il migliore speciale di Halloween del nostro podcast. Anche perché il primo in assoluto ma ringraziamo tutta la squadra del podcast che come sapete è formata da me Johnny Faina è scritto insieme a Gianluca Dario Rota, musiche originali di Leonardo Passanti, artwork di Feluzzi e master di Gipo Gurrado, un grazie speciale anche a Stefania Medri che come sempre ci regala dei momenti in con le voci della Pro Loco e di Agrotek. Io terricoli vi ringrazio per tutto il supporto che state dando al progetto e vi dico che ci sono succulente novità in arrivo. Ma fino ad allora eh vi ricordo di segui sui nostri social, alla pagina Facebook, così parlò Johnny Faina, su Instagram me, Johnny Faina, oppure su Telegram il gruppo, così parlò Johnny Faina, dove trovate tutte queste informazioni? Beh, sul mio sito Johnny Faina. Direi che è un po' megalomane, come cosa, ma punto non mi resta che salutarvi. Ci vediamo tra qualche settimana con un nuovo episodio sempre qui a Villamara e ricordate noi non siamo mai stati qui

