====== 04x06 Sballi ravvicinati del terzo tipo ====== {{ https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/t_square_limited_480/images.spreaker.com/original/cc52b52821b00339e8a72833d3bbb974.jpg?200|Copertina}} * **Episodio:** 04x06 Sballi ravvicinati del terzo tipo * **Precedente:** [[04x05]] * **Successivo:** [[04x07]] * **Data di uscita:** * **Link:** [[https://www.spreaker.com/episode/sballi-ravvicinati-del-terzo-tipo-04x06--66277811]] * **Voce:** [[author:jonny_faina|Johnny Faina]] * **Scritto:** [[author:jonny_faina|Johnny Faina]] e [[author:gianluca_dario_rota|Gianluca Dario Rota]] * **Musiche:** [[author:hollyspllef|Hollyspllef]] * **Artwork:** [[author:feduzzi|Feduzzi]] * **Master:** [[author:gipo_gurrado|Gipo Gurrado]] ---- ===== Sinossi ===== ---- ===== Personaggi ===== * nome ---- ==== Trascrizione ==== ++++Open| Ciao Terricoli, prima che inizi la puntata, vi ricordo che fino al 15 giugno sul nostro Big Cartel trovate in pre-order tutto il nostro merch, inclusa la nuova linea dedicata ai Burdel Fromel. Inoltre trovate la ristampa del marsupio e il berretto con su scritto «Noi non siamo mai stati qui». È un'edizione limitata, quindi non fatevela scappare. Ricordo, 15 giugno. Adesso vado che inizia l'episodio. Ciao! La silhouette di un vecchio cappannone emerge dalla foschia dell'alba. Attorno, erba alta e campi abbandonati. Una cappa di silenzio aleggia sopra il piazzale di ghiaie e fango. Solo una lodola tergiversa sui resti di un trattore arrugginito. Ma non è sola. Unità Alfa in posizione. Procediamo. Gli uomini del consorzio si muovono come segugi nell'erba alta. Tre squadre, da tre uomini ciascuna, circondano l'edificio da ogni direzione. Neanche le maschere antigas riescono a nascondere la tensione sui loro volti. Il capo dell'unità si piazza davanti al portellone centrale. Accosta l'orecchio. Nessun movimento. Si volta verso i due sottoposti. Fa un cenno con la testa. Sollevano la riete tattico e si mettono in posizione. Uscite bloccate. Entriamo. Via via via via via via via via via! I fasci delle torce si muovono impazziti lungo le pareti del locale. Mettono a soccuadro ogni cosa, vecchi tavoli, teli sporchi di terriccio, qualche bancale, ma nessun segno di presenza umana. Qualcosa non torna. Capo, abbiamo trovato qualcosa. Il telo scivola terra rivelando l'area furtiva. Quattro bancali, pieni di lattine, giacciono impolverati davanti a loro. Il capo ne afferra una. Coca-Cola. Un membro della divisione contenimento punta un rilevatore verso la lattina. Il capo si volta verso i suoi uomini. Rovesce il contenuto a terra. La chiazza di liquido nero ribolle in modo anomalo. Sembra dotata di vita propria. Morini, qui Unità Alfa. Ci sono sfuggiti di nuovo. Da queste parti, non c'è nessun messia inviato per salvarti. Un nuovo episodio in diretta dall'area più remota della galassia padana. Io sono Johnny Faina e questo è C'è vita nel grande null'agricolo. Benvenuti a Villamara e ricordate, noi non siamo mai stati qui. Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org Attendere, prego. Ricalcolo percorso. Tra 500 metri, svolta a destra su SP-97 in direzione Mondo Nuovo. Attendere, prego. Ricalcolo percorso. Prosegui dritto per 112 chilometri. Ti trovi sul percorso più breve, nonostante le fluttuazioni spaziotemporali più intense del solito. Attendere, prego. Ricalcolo percorso. Fai un'inversione a U. Attendere, prego. Segnale GPS assente. Percorso più breve, un paio di maroni. Zaf, stai calmo. Marica, stiamo girando a vuoto da due ore. Sì, ma non serve incazzarsi. Ragazzi, devo andare in bagno. Non c'è un'area di sosta. Pippio, siamo in mezzo a un campo di mais. Dove la vedi un'area di sosta? Non sto scherzando. Devo aver digerito male. Possiamo almeno fermarci? Adesso no. Bro, sai che forse qui ci siamo già passati. Grazie al cazzo che ci siamo già passati, sgremo. Stiamo girando in tondo. Segnale GPS assente. Ho capito! Ragazzi, forse dovremmo fare tutti un bel respiro, eh? Che ne dite? Vasco Biondi, 38 anni. Alias Le luci della stazione ecologica. Barba lunga, braccio corto, chitarra e computer. Si offende se qualcuno lo chiama cantautore. Lui preferisce definirsi un escapista dei luoghi comuni. Qualsiasi cosa voglia dire. Ovviamente non ha la patente. L'organizzatore della serata gli ha offerto un passaggio sulla multipla dei Burdel Frommel. Che ne dite se ascoltiamo un po' di canti delle raganelle del delta, eh? Ecco, sentite le frequenze nei timpani come aria pura che apre i chakra del petto, corrispondenza tra il suono della madre terra e il respiro della nostra anima sopita. Ripetete con me bello è il mondo con il suo affastellarsi di echi di campo e profumi di fosso, sguazzare di fango e sospirare di vento e... Ma porca puttana! Bro, perché siamo fermi? C'è un bagno? Chef, che è successo? La multipla ci ha abbandonato. Ci mancava solo questa. Una nuvola di vapore si solleva dal cofano aperto della multipla. Zaff osserva quel groviglio di valvole e pistoni senza la minima idea di che cosa fare. Raga, non ce la faccio più. Io ho bisogno di un bagno. Accasciato contro la multipla, Pippio rantola con la pancia stretta tra le mani. Zaff solleva la testa dal cofano. Pippio, siamo circondati da campi. Accucciati lì in mezzo e falla. Ma perché mi hai preso? Per uno scout. Filippo, Giovanni ha ragione. Zaff e Pippio si voltano entrambi verso biondi. Accucciarsi a terra è il modo migliore per espellere le nostre impurità. Vedi? Basta piegarsi così, fare pressione sui talloni e poi spingi le ginocchia in avanti. Prendi un bel respiro. Lascia che il diaframma spinga sull'intestino. Allunga le braccia e poi fai così. Senti, va bene, grazie dei tibetani, ma adesso abbiamo altri problemi a cui stare dietro anche se non chiamiamo un carattere.Trezentocinque minuti, col cazzo, che ci arriviamo al concentr... Tutto bene, bro? Zaff inarca la schiena e strabuzza gli occhi. Un dolore lancinante gli attraversa la spina dorsale. È lui, il peggior nemico di chi non si è reso da avere 40 anni. Il colpo della strega. Sì, sì, sì. Non è niente, è solo uno strapezz... Una seconda fitta. Zaff rovina terra, paralizzato. Marika osserva la metà over 40 del Jeep in preda ad acciacchi e incontinenza. Ancora qualche anno e più che la tastierista si ritroverà a fare l'abadante. Si accende un'altra sigaretta rassegnata. Ok, ci vogliono un carattrezzi, un fisioterapista e un bambino. Ah, e il telefono non prende. Da dove iniziamo? Biondi si solleva da terra e si ripulisce i pantaloni di lino. Si china verso Zaff. Voi andate avanti a cercare aiuto. Rimango io qui con Giovanni. Marika, ti prego, non lasciarmi con lui. Risco a camminare benissimo. Marika lo guarda. No, non credo, Zaff. Tranquillo, Giovanni. Ci penso io a te. Senti, come te la cavi con il Prana Yamano? No! La strada si srotola davanti a Pippio come piombo fuso al sole. Fitte e reni, sudore freddo, scosse telluriche nel basso ventre. Ogni passo è una lotta per il controllo dei suoi sfinteri. In fondo alla strada, l'universo sembra sciogliersi all'orizzonte. Sagome tremolanti si affacciano sui filari di mais. Capannoni, silos, baracche di lamiera. Una grande casa padronale si staglia contro la campagna. Un cartello penzola davanti ai suoi occhi. Non riesce a mettere a fuoco la scritta. È forse questo l'ingresso per l'inferno? Ragazzi, mi sa che è finita. Ho le allucinazioni. No, Pippio, non è un'allucinazione. La vedo anch'io. La Combricola. Comunità autonoma di mondo nuovo. Mareca si guarda attorno. Un paio di galline razzolano libere nella corte di terra battuta. Alcuni uomini scaricano dei bancali da un vecchio rimorchio. Uno di questi si gira verso di loro. Porta un cappellino militare sopra i capelli lunghi e disordinati. Lo sguardo è lontano. Lo sguardo è nascosto dagli occhiali da sole con la montatura bianca. Alza una mano in segno di saluto. Eh già! I suoi compagni lo imitano. Eh già! Eh già! Eh già! Eh già! Eh già! Eh già! Mareca si volta verso Sgremo e Pippio. Ma sbaglio o indossano tutti lo stesso cappellino? Eh già! E anche gli stessi occhiali! Bro, guarda lì! Sgremo punta il dito verso il silos al di là del cortile. Un grande murales ricopre tutta la facciata. Berretto militare e capelli lunghi. Un viso sfatto e sognante ammicca dietro gli occhiali da sole. Sopra una scritta a caratteri cubitali. Siamo solo noi. Aspetta, ma sono tutti sosia di... Ehi! Si voltano. Una ragazza dalla faccia pulita li guarda con occhi grandi. Forse un po' troppo sinceri. Piacere. Io sono Chiara, ma voi potete chiamarmi Alba. Benvenuti nella nostra piccola combriccola di Mondo Nuovo. In principio, gli uomini vivevano come selvaggi. Erano soli, affamati, indifesi. La loro sopravvivenza dipendeva dalle carcasse lasciate indietro dai predatori e dalle bacche semidigerite rinvenute tra gli escrementi dei megalofanti. Una vita di privazioni e terrore. Almeno finché non sono arrivati loro. Una civiltà di esseri superiori che ha attraversato le galassie solo per donare ai nostri antenati i segreti della scienza e della coltivazione. Alcuni li chiamano alieni. Noi li chiamiamo agronauti. Se oggi siamo la specie dominante di questo pianeta, lo dobbiamo a loro. È grazie a loro che abbiamo sviluppato l'agricoltura, costruito le piramidi e inventato il tagliaunghie. Ma gli esseri umani sanno essere creature ingrate. Nel corso dei secoli, le chiese e i governi di ogni tempo hanno cercato di nascondere questa verità per poterci controllare meglio. Almeno fino a quando dagli appennini non è disceso un messia. Un uomo che non sussurra alle orecchie dei potenti, ma predica il cuore della povera gente, quella che si consuma dentro i bar e nei centri scommesse. Sto parlando di... Gesù? No. Molto meglio, piccolo Vincenzo. Sto parlando del nostro comandante. Mariche e Sgremo osservano la catechista predicare in mezzo a una dozzina di bambini seduti sull'erba. Anche loro portano occhiali da sole e berretti militari. Sgremo si stringe a Marica. Ma dov'è finito Pippio? Non lo so, credo che sia andato a cercare un bagno. Ah, peccato. Si perderà la lezione di catechismo per questi bambini ciechi. Sgremo, non credo che siano ciechi. Penso piuttosto che si tratti di una qualche setta che adora Vasco Rossi. E chi sarebbe? Tutti si voltano verso Sgremo. Sì, persino i bambini. La catechista lo squadra dall'alto in basso. Non conosci il comandante? Sgremo alza le spalle. Boh, è tipo quello che canta certe notti, giusto? Non conosci Vasco Rossi? La sfemia è una spia. Gettatelo nella compostiera. Bambini, non ascoltatelo. Sgremo si guarda attorno. Sguardi sprezzanti dietro gli occhiali da sole. Qualcuno sputa per terra per lo sdegno. Qualcun altro soppesa un tubo di ferro in modo non propriamente amichevole. Che c'è? È pur sempre un cantante, no? Non è solo un cantante. La voce di Alba, o Chiara, che dir si voglia, interrompe il vociare dei vascomani. Se credete che sia soltanto un rocker di zocca, vi sbagliate. Le sue non sono soltanto canzoni. Sono messaggi dal cielo. Egli è stato inviato dagli antichi agronauti affinché più persone possibili potessero conoscere la loro volontà, così come rivelato in sbagli ravvicinati del terzo tipo da Noi non siamo mica gli americani, traccia 3, minuto 13.3.41. All'inizio, nessuno credeva alle sue parole, almeno finché la sua predicazione non l'ha portato a Villa Mara, dove ha trovato un terreno fertile per i suoi insegnamenti. Marica la interrompe. Aspetta. Vasco Rossi? Lui? Qui? Ma non è possibile. Ragazza di poca fede. Non bisogna farsi abbindolare. Il vero Vasco Rossi è stato sostituito nel 1983 dopo l'incidente di Sanremo, quando stava per rivelare la verità prima di essere censurato. Quello che vedete, riempire gli stadi, firmare gli autografi o doppiare sé stesso su TikTok, non è altro che un impostore, messo lì dalle major per metterci a tacere. Ma quando loro torneranno, nel giorno della metitura, tutti questi falsi profeti verranno ridotti in cenere insieme a questo pianeta. Solo coloro che avranno conosciuto la sua parola verranno risparmiati e condotti nella nostra patria celeste. Il Roxy Bar. Marica si volta in cerca di una via d'uscita. Eh, ok, sentite, noi stiamo solo cercando qualcuno che ci dia una mano. La nostra macchina si è fermata qualche chilometro da qua e abbiamo bisogno di uno strapo fino a Mondo Nuovo. O di un carattrezzi. O di un carattrezzi. Vi prego, abbiamo un concerto stasera e siamo già in ritardo e il telefono non prende e... Un concerto? Alba, o Chiara, è lo stesso. Sembra sorpresa. Ah, sì, con la nostra band. La ragazza sorride. Anche noi stasera terremo un concerto. Sarebbe molto bello se vi uniste a noi. Sapete, si esibirà lui in persona. Marica alza un sopracciglio. Eh, guarda, davvero, come se fosse, ma... Mi farebbe molto piacere avere un gruppo di apertura. Sì, ma noi, vascolizzati, portate i nostri nuovi membri a cambiarsi. Sarà una meravigliosa festa della mietitura. Non ce la faccio più. Non ce la faccio più. Non ce la faccio più. Pippio si aggira tra i capannoni in cerca del bagno. Nessuna segnaletica ad aiutarlo. Maledice la sua educazione igienista. Se l'avesse fatta nei campi, come suggeriva Zaff, a quest'ora avrebbe un pensiero in meno e l'intestino molto, molto più leggero. Ci sarà un cesso qui dentro, no? Un portellone di acciaio si staglia davanti a lui. È appena socchiuso. Ma che cos'è questo? Pippio si copre gli occhi. Tutto si fa viola. L'odore di ozono e fertilizzanti gli riempie le narici. Davanti a lui, file di tavoli in alluminio illuminati dalle luci ultraviolette. Ma non è quello da attirare la sua attenzione. A colpirlo sono le piante. Grosse, carnose, con radici che si diramano in ogni direzione. Sulla sommità, un grande fiore rosso, simile in tutto a una stella di Natale. Non può essere. Pippio ha un déjà vu. L'incendio, la renna, i replicanti, il villaggio di Babbo Rurale. Ecco dove l'aveva già viste. Quelle non sono piante, sono xenofiori. Pippio attraversa la serra senza staccare gli occhi dai vasi. Centinaia di tubicini collegano i pistilli a un grosso macchinario che distilla un liquido nero e ferrescente all'interno di un grande collettore. È una distilleria. Un gorgoglio gutturale lo coglie alla sprovvista. Pippio saccuccia sotto il tavolo giusto in tempo. Tentacoli vegetali sfilano sul pavimento davanti ai suoi occhi. Uno strano essere fitomorfo ringhia nervoso a quello che pare un cellulare spaziale mentre gesticola con una Lucky Strike appena accesa. Oh no! Le allucinazioni! Di nuovo! Ciao, sono Johnny Faina. Scusate per l'interruzione. Visto che è abbastanza improbabile che conosciate la lingua degli... abbiamo pensato di doppiare in italiano corrente le battute del misterioso essere fitomorfo. Siccome è un podcast non possiamo mettere i sottotitoli per cui faremo un po' quella cosa lì. Avete capito? Buon ascolto. Sì, lo so che mi avete trappiantato qui quattro anni fa, ma non potete pretendere che terraformi un pianeta da solo in due giorni, eh? Ci sono dei tempi tecnici da rispettare. Scusate, però non è colpa mia se la prima semina è andata bruciata. Chi cazzo lo sapeva che i nostri germogli assomigliano alle stelle di Natale? No, eh? Non ci provare! Abbiamo fatto il briefing, abbiamo studiato il target, abbiamo detto ok, va bene, proviamo con lui. Adesso però non venitemi a dire che non siete più sicuri del piano messianico, eh? Perché poi mi girano i pistilli. Che se non convincevo io questi rincoglioniti che Vasco Rossi è il messia saremmo di nuovo al punto di partenza, è chiaro? Sì, ok. Le critiche sono sempre ben accette quando sono costruttive, ok? Va bene, abbiamo sfornato il basso, siamo in ritardo. Sì, lo so, le conversioni sono basse, però adesso non tiriamoci indietro proprio nel momento cruciale, ok? Sentite, allora, io non so come convincervi. Allora, stasera facciamo la nostra roba, portiamo a termine il piano e voi mi venite a riprendere, ok? Perché mi sono rotto i coglioni di stare in pezzo a queste persone, va bene? Io sono a rischio burnout, burnout, ok? Poi non venitemi a parlare di ambiente innovativo, sicuro, tutelante, no, ok? Io sono qua da quattro anni senza cambio, ok? Siamo d'accordo? Prisantemo santo! La creatura riattacca e fagocita il mozzicone all'interno della corolla. Oh mamma mia, questa colpoteva essere una mela. Dai, forza allora. Un ultimo sforzo e ce ne torniamo a casa una volta per tutte. Allora, dai, dai, dai, dai, dai. Allora, almeno tre. Uno, due, tre. Da sotto il tavolo Pippio osserva l'essere contorcersi in una cacofonia di versi gutturali e simili. Finché non vedi i tentacoli a torcigliarsi filo a formare delle gambe rivestite di jeans e poi gli stivali, la cintura, giacca rossa, capelli lunghi, berretto militare e occhiali da sole. È lui, il sosia di Vasco, quel tizio che pagabondava per Villamara priva di sparire nel nulla. Prova voce. Eh già, io sono ancora qua. Eh, di nuovo, dai. Eh già, io sono ancora qua. Ah sì, dai, va bene così. Pippio si stringe in un angolino per farsi piccolo piccolo. Sente il diaframma premere sull'intestino proprio come consigliava Biondi. Pessimo tempismo per facilitare la digestione. Ti prego, ti prego, non adesso, non... E tu che ci fai qui? Il volto terrorizzato di Pippio si riflette negli occhiali specchiati. Sei una spia del consorzio, eh? No, stavo solo cercando un bagno. Qualcosa afferra la caviglia di Pippio.Pippio, radici, tante radici. Lo tirano fuori dalla sua tana. Pippio cerca di aggrapparsi alle gambe del tavolo, ma è tutto inutile. Le spire lo trascinano verso una voragine aperta nel pavimento. E sai cosa facciamo noi alle spie? Le gettiamo nella compostiera. No, no, no, no! È notte ormai. Zaff e Vasco Biondi contano le stelle sdraiati sul cofano della multipla. Zaff si lascia andare a un sospiro. Ehi! Ah, grazie per quella manovra. Mi hai sbloccato la schiera. Non c'è di che? Ah, ehm... Scusa se ti ho trattato di merda prima. È che... sono piuttosto nervoso ultimamente. Tranquillo, non fa niente. Biondi si solleva. Alza lo sguardo verso il firmamento. Milioni di stelle puntellano il cielo sul grande null'agricolo. Che belle, eh? Non ci faccio mai l'abitudine. Per sei mesi all'anno c'è solo nebbia. Poi arrivano i primi caldi e... Puff! Il cielo si sfila al maglione e mostra la sua bellissima schiena piena di nei. Bella questa! Me la segno? Aspetta, vuoi una mano? Nono, nono, nono, nono, ce la faccio, ce la faccio! Upalala! Oh! Zaff si tira su con un po' di difficoltà. Scrocchia il collo e si stira le braccia. Ma che sai? Non lo so. È tutta la vita che ci provo. Inizio un progetto, il progetto fallisce e inizio uno nuovo. Sempre così, a ripetizione. Ci ho provato con la musica, ci ho provato con i podcast, ci ho provato con l'occulto, ci ho provato con... con... i pirupiri. Sì, esatto, con quelli. E sai cosa? Non ho mai... non ho mai dubitato una sola volta che fosse sbagliato. Ho sempre gettato il cuore oltre l'ostacolo. Una cosa va male, ci riprovo. Mi ha fatto sempre sentire vivo, capisci? E ora invece... non lo so. È come se il mio corpo mi chiedesse il conto. Non so se potrei fare un altro tour senza chiedermi... che cosa. Se non dovrei fermarmi. Biondi si stiracchia e scende dalla macchina. Giovanni, non c'è nulla di male nel fermarsi. L'importante è capire quando si è arrivati a destinazione. Zaf continua a guardare le stelle. Mi sembra una stronzata, eh? Ma sono d'accordo. Non arriveremo mai in tempo per il concerto, vero? No, non credo. Marika, non capisco perché dobbiamo portare gli occhiali da sole anche se è buio. Marika e Sgremo si guardano attorno, ormai del tutto mimetizzati tra la folla. Un palco di legno fatto di assi e bancali è montato in mezzo ai silos che sovrastano i campi. Assomiglia quasi a una rampa di lancio. Non lo so, ma non mi piace per niente. Combriccola! Alba Trattino Chiara fa la sua comparsa, zittendo la folla. Oggi è un grande giorno per la nostra comunità. Finalmente, dopo mesi di sforzi, dopo aver subito angherie e persecuzioni di ogni tipo, dopo essere stati braccati come pericolosi criminali, siamo giunti al momento tanto atteso. Il giorno dell'ammietitura! Oggi la promessa fatta ai nostri antenati dagli antichi agronauti si compirà. Stanotte ascenderemo a Roxy Bar. E tutto questo lo dobbiamo al nostro messia, al profeta che ha guidato questa generazione di sconvolti verso il sentiero dell'illuminazione. Il nostro comandante! Una nube di fumo avvolge il palco. I fari piroettano, tracciando fasci di luce colorati sui silos. Il sosia di Vasco fa il suo ingresso come se fosse San Siro. Sgremo si volta verso Marica perplesso. Marica? Non capisco. Quindi sarebbe lui Vasco Rossi? No, quello è un sosia. Ma, non lo so, ma questo discorso trassuda suicidio di massa ad ogni parola. Vai a cercare Pippio e andiamocene di qui. Sssh! Ma prima, per volere del nostro comandante, dovremmo affrontare un'ultima prova. Ecco, appunto. Alcuni vascomani spingono un bancale pieno di lattine in mezzo alla folla. Il sosia ne stappa una di fronte al pubblico. Alba Chiara, la sua portavoce, si fa avanti verso la folla. In questa lattina è contenuta tutta l'essenza dei nostri progenitori. Un sorso e la nostra mente si schiuderà ai misteri del cosmo così come è stato per i nostri antenati migliaia di anni fa. Ora, in alto le lattine! Dai, forza, spieghiamoci che me ne voglia andare. Comandante, vuol dire qualcosa? Eh... Eh, sì, eh... Coca-Cola, sei il protagonista. Alla salute! Vasconvolti! Per favore, venitemi a prendere. Tutti, nessuno escluso, iniziano a trangugiare quella roba. Marecchia e Sgremo si guardano preoccupati. Un'invasata li strattola con forza. Dovete bere anche voi! Ma veramente... Bevete! Il capannello si stringe sempre più minaccioso attorno a loro. Non hanno scelta. Portano le lattine alle labbra. Devono bere. No! Una manata scaraventa le Coca-Cola a terra. Un tanfo di fossa biologica e erba tagliata li investe. Una figura umana ricoperta di escrementi ansima davanti a loro. Non ci posso credere. Capitano Smerdo! Sgremo, ma che cazzo dici? Sono Pippio! Ah... Già... Sacrilegio! Prima che i vascomani li possano linciare, Pippio si mette tra la folla inferrocita e i suoi amici. No! Fermi! Non bevete! Quella non è Coca-Cola! È un estratto di piante aliene che rubano l'identità alle persone per sostituirle con orribili creature fitomorfe. Ma non lo capite? Il vostro culto è una farsa, acchittata da una razza aliena che sfrutta la vostra suggestionabilità e il nostro bisogno di risposte facili per i propri piani malvagi! Cosa non vi è chiaro? Stanno usando un sosia di vasco rossi come cavallo di Troia per un'invasione aliena! Mari che sgremo, sono decisamente confusi. Anche i vascomani lo guardano in tardetti. Scusi, poi saremo noi i complottisti? No... Questo è solo un rituale, dai!modo per sentirci tutti fratelli, accomunati dalla musica del Blasco, l'unica persona che ci ha mai preso sul serb... Il Vascomane non fa in tempo a finire la frase che crolla la terra in preda agli spasmi. Uno ad uno anche gli altri iniziano a vacillare e a contorcersi come vermi. Gride disumane si sollevano all'ombra dei silos, mentre il sosia di Vasco osserva la sua progenie moltiplicarsi. Marica, Sgremo e Pippio si stringono gli uni agli altri, mentre i fitomorfi spalancano i loro petali carnosi. Sono circondati. Poi una luce li sovrasta. Sgremo alza lo sguardo. Oh merda, alla fine sono arrivati per davvero. Sono loro. Quattro elicotteri del consorzio sorvolano il perimetro della comune. Le unità di intervento rapido si calano lungo le zipline. Una lettera greca ricamata sulle giubbe gialle. Unità alfa, la creme della creme del consorzio. Sampironi pronte all'azione. Scintille lampeggiano sui beccucci dei lanciafiamme. I fitomorfi non hanno tempo di reagire. Fuoco! Correte! Marica, Sgremo e Pippio se la danno a gambe elevate, mentre alle loro spalle si consuma l'inferno. La prossima volta aspettiamo i caratterizi, eh? Sgremo si volta per un ultimo istante. Il sosia di Vasco è ancora lì, sul palco, circondato dagli uomini del consorzio. Non dà segno di muoversi. Sembra quasi aspettare. Abbiamo l'anomalia sotto tiro, attendiamo ordini. Che aspettate? Aprite il fuoco! Potrebbe non essere? Questo è un ordine! Aprite il fuoco! Una luce squarcia il cielo, irradiando i campi di mais. Sgremo, Marica e Pippio osservano quella cosa fluttuare sopra di loro. Un senso di pace indotta sembra attraversare la loro spina dorsale. Dall'alto del palco, il sosia di Vasco ammira per l'ultima volta la vastità del grande nullagricolo. Inizia a sollevarsi da terra, sotto gli sguardi estasiati di tutti, mentre il suo volto si sfalda in tanti pistilli e il suo corpo muta in un groviglio di rampicanti. Cazzo, a sto giro mi licenziano. Almeno però non dovrò più vedere questo pianeta di merda. Da sotto, due agenti del consorzio continuano a guardare verso l'alto. Che ha detto? Non lo so, ma credo che fosse un messaggio di pace. Andatevene tutti a far culo! Il vortice di luce si fa sempre più intenso, prima di spegnersi in un boato. Sgremo, Marica e Pippio rimangono ancora per qualche istante a osservare quel punto di luce nel cielo. Prima di tornare alla macchina. C'è vita nel grande nullagricolo è un podcast creato e condotto da me, Gianni Faina, scritto con Gianluca Dario Rota e con le musiche originali di Leonardo Passanti e gli artwork di Feduzzi. Vi ricordo che questo è un podcast indipendente, senza pubblicità e reso possibile grazie a voi, miei cari terricoli. Se volete sostenere questo progetto, parlatene con i vostri amici e ricordatevi di lasciare un commento a questo episodio e mettete 5 stelle sull'app dove ascoltate i vostri podcast. Inoltre, se volete aprire il portafoglio oltre al vostro cuore, potete sempre abbonarvi al nostro Patreon, dove avrete accesso all'archivio dei nostri live, oltre ad alcuni contenuti esclusivi come poster e retroscena. Altrimenti potete sempre acquistare il nostro merch sul nostro sito e vi ricordo che da oggi fino a 15 giugno, in pre-order, trovate il merch dei Burdel Frommel, il berretto Noi non siamo mai stati qui e la ristampa del marsupio. Tra l'altro abbiamo anche fatto un'edizione limitata di una t-shirt in tie-dye. Per cui, se volete recuperare il nostro merch, questa è l'occasione giusta. Se volete entrare a far parte della nostra community, invece, vi consiglio di seguirci sui nostri social. Mi trovate come johnnyfaina su Instagram oppure su Telegram al canale Così parlo Johnny Faina. Bene, ormai ci siamo, mancano solo due puntate alla fine di questa strana stagione. E a me non resta che salutarvi e dirvi bentornati a Villamara e ricordate, noi non siamo mai stati qui. Ciao. ++++